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Sondaggi sulla leadership a sinistra, Schlein la più forte

I sondaggi danno Schlein avanti a Conte per guidare il campo largo. I due schieramenti vicini, entrambi oltre il 43%. Cresce Fratelli d’Italia

A questo punto, a fermare la candidatura di Elly Schlein resta soltanto l’ambizione di Giuseppe Conte. Fino a ieri sondaggi di dubbia provenienza attribuivano all’opzione Conte vantaggi fantasmagorici. Un’ipotesi che non stava in piedi. Come poteva guidare la sfida a Giorgia Meloni un leader divisivo, come divisiva è stata la sua azione di governo? Un’azione messa in discussione da una commissione parlamentare e, in modo frontale e carte alla mano, da chi fino a poco fa stava dalla sua parte, come Carlo Calenda, che lo ha definito il peggior presidente del Consiglio della storia. E come poteva pretendere di essere lui il candidato, disponendo per giunta della metà dei voti del partito di Schlein?

Il sondaggio SWG di lunedì, presentato da Enrico Mentana, rimette le cose in ordine. Con Schlein candidata, il centrosinistra arriva al 44,6% contro il 44% del centrodestra. La differenza rispetto all’ipotesi Conte è minima, ma è proprio questo il punto: il vantaggio fantasmagorico che Conte rivendicava da settimane, anzi da mesi, è sparito. E la segretaria del Pd, a questo genere di sorprese, è abituata. Cosa si aspetta allora a dare fuoco alle polveri? Ogni giorno che passa senza una leadership e senza un programma è un giorno regalato a Giorgia Meloni.

Quei numeri dicono anche un’altra cosa: tra i due schieramenti c’è ormai un sostanziale pareggio. Entrambi sopra il 43%, nessuno in zona di sicurezza. Un pareggio nei dati, però, non nei risultati. Alle elezioni qualcuno vincerà, e con i numeri per governare. Il vero sconfitto è chi ha coltivato l’idea di un Paese senza maggioranza, da ricomporre a urne chiuse. Il partito del «facciamo il governo dopo» ha perso la scommessa prima di giocarla.

Al pareggio, del resto, si arriva da lontano. Per mesi gli istituti hanno assegnato al campo largo un vantaggio netto, costruito con un metodo che contestiamo da tempo. Lo ripetiamo da mesi, e forse Il Tempo è stato l’unico giornale a farlo, attraverso questa rubrica e non solo: la somma dei partiti non coincide con il totale politico. Per parafrasare il principe De Curtis, a volte la somma non fa il totale. Addizionare le percentuali misura il peso delle singole liste, non la tenuta di una coalizione né il comportamento di chi deve scegliere davvero.

Le rilevazioni della settimana confermano la tendenza. Only Numbers dà al centrodestra 2,2 punti in più e al campo largo 0,9 in meno, SWG +1,6 contro -0,6, Piepoli un centrodestra stabile e un campo largo in calo di mezzo punto. Fratelli d’Italia cresce ovunque: +2,4, +2 e +0,5. I due punti di SWG difficilmente sono nati in sette giorni. È più probabile che ci fossero già e che il metodo non li vedesse.

Nel centrodestra gli alleati lavorano ciascuno sul proprio fronte. Forza Italia cerca di arginare la concorrenza, a dire il vero poco competitiva, di Renzi e Calenda, presidiando due terreni precisi: diritti e tasse. La Lega ha puntato tutto sul congresso, che può essere il rilancio del partito del Nord o il suo affossamento definitivo. La partita è ancora aperta.

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Il campo largo, intanto, rischia di sbagliare bersaglio insistendo sull’immagine di un Paese assediato dai “maranza” o dagli autotrasportatori del Sud. Il disagio di questi mesi viene percepito come effetto di crisi internazionali, non di scelte del governo. Cavalcarlo senza alternative, e senza una voce sola, rischia di ottenere l’effetto opposto.

Resta una puntualizzazione. Per settimane ci hanno spiegato che Roberto Vannacci, accreditato al 9%, aveva superato Lega e Forza Italia diventando la seconda forza del centrodestra, e che senza di lui la coalizione avrebbe perso. Oggi Fn vale il 6,8% per Only Numbers, il 5,6% per SWG, il 7% per Piepoli: di nuovo dietro FI, sempre più vicino alla Lega, in calo a ogni rilevazione. Gli errori si sono accumulati uno dopo l’altro, nella comunicazione e ancora di più nei contenuti, e l’azione di governo ha fatto il resto. Un ritorno di fiamma pare improbabile. Il generale indispensabile era l’ennesima bolla, gonfiata più dai titoli che dagli elettori. Anche lì, la somma non faceva il totale.

Sarà una campagna elettorale diversa da quelle a cui eravamo abituati. Non vincerà chi somma più sigle, ma chi saprà convincere gli indecisi con proposte credibili. E se a sfidarsi saranno due donne, sarà una novità anche per l’Europa.

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