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AFFARI E PAURA

Crollano le vendite nei mercati Gli esercenti: colpa della psicosi

Mercati semi deserti, crollo delle vendite dal 20 al 30 per cento rispetto solo ad una settimana fa. L’allarme attentati non lascia immuni i luoghi più affollati e nell’immaginario comune il mercato rionale è tra questi. Dunque i romani, da lunedì scorso, hanno abbandonato l’idea di riempire quotidianamente i carrelli della spesa e limitano al massimo il rifornimento tra i banchi ortofrutticoli e dei generi alimentari, con la conseguenza di gettare nello sconforto operatori già abbastanza colpiti dalla crisi. È il mercato Trionfale quello ad aver subito, ad oggi, le conseguenze più negative, forse per la vicinanza dai luoghi considerati più a rischio, uno su tutti il Vaticano. «È una psicosi generale – dice Marino Lorenzetti, presidente del mercato Trionfale – da lunedì abbiamo registrato un decremento delle vendite pari ad almeno il 30% rispetto alla settimana precedente. La gente, poi, non parla d’altro e ce lo dice proprio, che fino a quando non sarà rientrato l’allarme attentati starà lontana dai luoghi più affollati». Mercato semi vuoto e operatori con le braccia incrociate anche nel mercato Testaccio. «Guardi – conferma il presidente Massimo Attili – dopo il sabato il venerdì è il giorno in cui incassiamo di più della settimana. Oggi (ieri, ndr) invece è andata molto male per gli affari per non parlare dei giorni dal lunedì al giovedì». Colpa della psicosi attentati? «Glielo confermo anche per un fatto. Il venerdì è di solito la giornata in cui tra noi operatori e la clientela si discute di calcio, di pre partita. Oggi invece si è parlato praticamente soltanto di bombe e dei falsi allarmi registrati a Roma, la gente ha paura anche perché in televisione non si parla d’altro». E la situazione non coinvolge solo i mercati più centrali; in quelli periferici si registrano analoghi andamenti. Walter Papetti, presidente Anva-Confesercenti e portavoce degli operatori del mercato Laurentino non ha dubbi: «Se si continua così, sarà davvero un duro colpo».

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