All’Università La Sapienza di Roma la censura è ormai di casa e stavolta a essere allontanato è stato Luigi Marattin. Il segretario del Partito Liberaldemocratico avrebbe dovuto partecipare ieri a un dibattito coi giovani di «Azione universitaria» sultema della Legge elettorale, mai collettivi di estrema sinistra gli hanno sbarratola strada e dedicato uno striscione srotolato sulla scalinata dell’ateneo: «Azione eMarattin scappano: Scienze politiche è antifascista e antisionista». Il tutto era stato annunciato il giorno prima da «Cambiare Rotta» e «Movimento Studenti Palestinesi», che su Instagram avevano pubblicato la sua faccia davanti alla bandiera di Israele marchiata con la X rossa. Accanto la scritta: «Fuori i sionisti dalla nostra facoltà».
Detto-fatto, fra un’occupazione e l’altra, anche se il blocco non ha avuto proprio del tutto successo. Il convegno, originariamente previsto presso la facoltà, è stato infatti spostato in una ubicazione alternativa che, per motivi di sicurezza, non è stata notificata pubblicamente. “Prima o poi vivremo tutti in un paese dove non la si da vinta ai prepotenti e ai fascisti di qualsiasi colore, questi erano rossi”, ha commentato Marattin
Il modus operandi di questi collettivi è sempre lo stesso: fare pressione per costringere gli oratori sgraditi a cambiare continuamente sede e magari a rinunciare all’ospitata, finendo poi all’azione fisica in caso di insuccesso. Manifestazione di un atteggiamento intollerante, totalmente incompatibile con quel luogo del sapere che invece dovrebbe fondarsi sul dialogo e il libero dibattito delle idee.
