Politica

C’è chi si diverte dicendo: «Impiccateli!»

Canzoni, barzellette e costumi di carnevale

Quando una vicenda assume la dimensione nazionalpopolare diventa bersaglio di ironie e distorsioni, spesso malriuscite e inopportune. La storia dei Marò, purtroppo, non fa difetto alla norma e la battuta infelice di Crozza è solo l’ultimo caso tra altri più o meno noti. Il più eclatante rimane, senz’altro, la gag di Luca e Paolo, nel 2014, nel loro programma Giass. In realtà l’idea in fondo era quella di prendere in giro il vuoto impegno dei politici e gli appelli dei Vip sul caso di Latorre e Girone. Ma la scelta del duo comico di cantare una canzone, impersonando i due Marò con tanto di divisa bianca in uno scenario surreale fatto di cuscini e pupazzi a forma di elefante non rendeva certo merito alla condizione della coppia dei detenuti. Come, allo stesso modo, riuscì male la vignetta di Vauro (Servizio Pubblico del 14 Marzo 2013) che raffigurava un pescatore in fuga: “I due Marò in Italia, panico tra i pescatori”, recitava la didascalia. A Latorre e Girone ha dedicato pillole anche il sito di battute Spinoza.it, non certo gradevoli: “I Marò: ‘Abbiamo fatto il nostro dovere di militari e di Italiani’. Sparare a ca...o e dare la colpa agli altri” e ancora “Berlusconi cita Gandhi. Adesso i Marò sono davvero fottuti”. Poi c’è anche chi con i Marò, suo malgrado, è diventato famoso. Tipo Paolo Pantaleoni, già segretario di Rifondazione Comunista di Rimini: “Non è ora che impicchino i due Marò?”, scrisse su Facebook, con conseguente vespaio di polemiche. Poi si pentì, cancellò il post e si dimise dall’incarico politico. Ma la frittata era fatta. Evidentemente, però, a sinistra Latorre e Girone stimola un certo senso dell’umorismo. Così la gara di maschere di Carnevale del circolo Arci di Taneto di Gattatico (Parma) fu vinta da una coppia di ragazzi in cappello da marinaio, un testicolo gigante legato alla vita di ciascuno, e la scritta “Che due Marò”. Infine, su Facebook, dove impazzano gruppi e pagine. Tipo “I marò e altre creature leggendarie”, dove i due fucilieri divengono oggetto di ogni sorta di fotomontaggi. Libertà di fare satira, certo, ma eguale libertà di vederci una cretinata.

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