Politica

"Anci zerbino del governo Ecco perché la abbandoniamo"

Intervista a Massimo Bitonci (Padova), capofila dei sindaci leghisti in rivolta

«Stiamo organizzando una forma innovativa di resistenza contro una serie di attacchi agli enti locali che arrivano dal governo sulla fiscalità, sull’autonoma e sulla questione della sicurezza». Massimo Bitonci, sindaco leghista di Padova, dalla Festa dei Popoli di Cittadella rilancia la sua uscita polemica dal «carrozzone dell’Anci». E annuncia battaglia.     Bitonci, sindaci leghisti tutti fuori dall’Anci allora? «Per ciò che mi riguarda domani (oggi, ndr) porto la delibera in Giunta, quindi il Comune di Padova ha deciso. Ci saranno un’altra trentina di sindaci della provincia di Padova, non solo della Lega, che si stanno preparando. Oggi (ieri, ndr) ne ho sentiti tanti alla festa di Cittadella: anche loro faranno una delibera sulla questione. È l’inizio di una lenta e costante uscita da questa Anci che è diventata lo zerbino del governo».     Per fare cosa? «Per dire no, innanzitutto, alla proposta di micro-accoglienza degli immigrati che si tenta di far passare sottotraccia».     Cos’ha l’Anci che non va? «Prima di tutto la scelta di individuare i propri vertici tra i sindaci dei comuni metropolitani: Chiamparino prima e oggi Fassino. Non possono rappresentare i sindaci di comuni come Padova, Varese o Rovigo per fare un esempio di città di medie dimensioni. Una città metropolitana non è come gli 8mila comuni di Italia: le sue esigenze sono sempre dipendenti dal governo mentre i comuni più piccoli sono sempre stati martoriati dalle decisioni del governo degli ultimi anni».     Un esempio? «I criteri di virtuosità dei comuni che erano stati introdotti col decreto attuativo sul federalismo municipale. Il governo li ha cancellati - dall’autonomia finanziaria al numero di dipendenti rispetto agli abitanti - perché sono effettivi, quindi nella distribuzione del fondo di solidarietà nazionale avrebbero dovuto favorire i veri comuni virtuosi. E quindi portare risorse agli enti che fanno sacrifici e tagli: così non è. Lo Stato ha cancellato l’applicazione di questi criteri: oggi chi peggio amministra ha più soldi. L’Anci? Non ha fatto niente».     Come nasce la sua protesta? «Già tre mesi fa mi sono dimesso. Ero delegato per le Politiche ambientali e la Protezione civile, e vedendo come si lavorava nell’Anci, dove rispetto a qualsiasi iniziativa che i sindaci prendevano sullo stop all’immigrazione la linea dell’Anci andava da tutt’altra direzione, ho deciso di uscire. Fassino (presidente dell’Anci, ndr) mi ha chiamato, ma gli ho detto di non voler avere più niente a che fare con un ente che non fa più il sindacato dei sindaci».     È stato sempre così? «C’è stato un periodo in cui l’Anci contrastava il governo: fatalità questo era il periodo del governo di centrodestra. Qui i sindaci del Pd, ma non solo, erano critici, anche giustamente: penso alla marcia dei primi cittadini contro Tremonti, perché a dire il vero i tagli sono iniziati da un po’. Adesso Fassino non prende mai posizione contro il governo. E dico di più: quando il governo incontra i sindaci, quelli della Lega e di destra vengono lasciati a casa».     Forza Italia ritiene che la protesta sia un errore tattico. «Mi spiace dirlo ma molti colleghi stanno dentro l’associazione perché ottengono qualche vantaggio. Io mi sono dimesso. Detto ciò ci sono dei sindaci di Forza Italia che hanno aderito alla nostra protesta. Penso allora che la grande preoccupazione di alcuni è che sull’Anci hanno degli interessi e quindi temono che si sfaldi un ente che in un modo o nell’altro qualche "beneficio" a qualcuno lo porta senza mai essere equilibrato. Per questo dovrebbero pagare gli altri 8mila comuni d’Italia?».     Che farete con i soldi che non verserete più all’Anci? «Una sommetta niente male. Andrà su un fondo di solidarietà per le famiglie meno abbienti. E metteremo una quota nel "Progetto lavoro" che coinvolge a Padova 300 persone che purtroppo hanno perso il lavoro e che - col sistema dei voucher - riusciamo a reinserire in attività utili».

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