L'editoriale

Basta un attimo per ritrovarci come in Francia

Unite i puntini. Ecco Ilaria Salis che auspica una rivolta alla francese pure in Italia («ce ne sarebbero tutte le ragioni», cinguetta su X). Ed ecco Maurizio Landini, che, reduce dalle infelicissime uscite sulla «rivolta sociale», ricomincia pure lui a soffiare irresponsabilmente sul fuoco, civettando e occhieggiando verso proteste e ribellismi.

Ecco, immaginateli al potere con i loro compagni di sinistra: non serve tanto sforzo, basta spostare di un turno l’orologio elettorale e la sceneggiatura si scrive da sola.

Avete visto la Francia? Non quella delle cartoline, ma quella messa a ferro e fuoco: seconde generazioni, pro-Pal e islamismo che si saldano come in un patto non scritto, mentre lo Stato discute di «tensione sociale» con il tono di chi commenta il meteo. Parlano (mentendo a se stessi) di manifestazioni studentesche, ma di tutta evidenza siamo in presenza della feccia violenta islamo-gauchiste.

Avete visto anche la Spagna, al di là dello schiaffone subìto ieri da Sanchez in Parlamento? Lì, se dai retta ai socialisti, la proprietà privata non è più un diritto, è un’ipotesi: si interviene, si contingenta, si «moralizza» il mattone, e chi protesta viene trattato da speculatore incallito. Due laboratori, stesso metodo.

Reagan diceva che la libertà è sempre a una generazione dall’estinzione. Da noi, con rispetto per il Grande Comunicatore, basta meno. Basta il 2027. Basta che vinca quel quadrilatero che molti, al bar, liquidano con una pacca sulla spalla: Conte, Schlein, Bonelli, Fratoianni. Ipotesi remota, barzelletta, paradosso da raccontare tra un prosecco e l’altro. Errore. L’errore classico di chi scambia la propria stanchezza per un destino.

Il punto non è solo che arrivino. È cosa faranno quando scopriranno di non saper governare. Più la macchina si inceppa, più si alza il volume. Le misure folli diventano comunicazione: galvanizzano i tifosi, costringono i media a trattare l’agenda massimalista come «modello», «esperimento», «ricetta italiana». La solidarietà ai cortei più turbolenti non sarà più uno strappo: sarà la linea.

L’intervento sulla proprietà non sarà più un vezzo da convegno: sarà decreto.

Non c’è da sorridere.

C’è da batterli alle urne.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.