«Fai attenzione perché questi vengono pure a casa tua!». Massimo Carminati vive rinchiuso tra quattro mura, nel carcere di Parma. Nonostante il presunto boss di mafia capitale sia sottoposto al regime di 41 bis, quello previsto per i mafiosi, la struttura che gli inquirenti ritengono sia stata capeggiata da «Er Cecato» va avanti. Lo fa tutelando i suoi vertici. A suon di minacce. Proteggendo il capo da possibili rivelazioni e testimonianze. Tutto ciò emerge da un nuovo filone di indagine che sta richiamando l’attenzione dei carabinieri del Ros e dei pm romani. Nelle pagine che compongono i verbali c’è la storia di un imprenditore già noto alla procura non solo per una precedente condanna ma anche perché dalle intercettazioni durante l'indagine «Mondo di Mezzo», emergeva con chiarezza la forza intimidatrice che i tirapiedi di Massimo Carminati usavano nei suoi confronti per ottenere la restituzione di un credito. «Io te taglio la gola...portami i soldi sennò t’ammazzo a te e tutti i tuoi figli», si era sentito dire l’imprenditore quando tra le strade bisognava abbassare lo sguardo davanti allo «spezzapollici» di turno. L’uomo pensava che dopo gli arresti che continuano a far tremare la Città Eterna non si sarebbe più sentito proferire frasi di questo tipo. Invece «tra il 18 e il 20 febbraio mi trovavo all’interno del bar (…) - rivela la vittima ai carabinieri che lo sentono come persona informata sui fatti - quando il proprietario del predetto Bar, E.C., presentatomi nel 2012 da F. G. (descritto già dagli inquirenti come "elemento di rilievo della malavita organizzata", specialmente nella borgata di Montespaccato), si avvicinava e mi riferiva che ci sono due uomini vicini a Carminati, Brugia e Lacopo che stanno cercando tutti quei soggetti che nel corso degli anni passati avevano avuto contatti e scambi di natura economica con gli stessi Carminati, Brugia e Lacopo». La vittima si allarma: «Mi intimava di fare attenzione poiché potevo essere un possibile obiettivo dei due soggetti». L’avvertimento è palese: «Fai attenzione perché questi vengono pure a casa tua!». L’uomo avrebbe risposto: «E per quale motivo dovrebbero venire a casa mia?». «Lo sai tu» ribatte l’interlocutore. Dopo aver ascoltato queste parole l’imprenditore esce dal bar. Andando verso casa la sua mente è piena di paure. Pensieri che si concretizzano qualche ora dopo, quando la vittima riceve una telefonata a casa. È il barista. Vedendo il numero l’uomo non risponde. «Avevo paura che potesse reiterare le minacce», spiega ai militari. Successivamente lo stesso barista avrebbe mandato due messaggi che l’imprenditore però avrebbe cancellato: «Avevo paura che mia moglie li vedesse e si allarmasse». Uno dei due sms recitava: «Non puoi continuare a vivere così, tra elemosina e minacce». Uno scatto d’orgoglio pervade la vittima che risponde: «Pensa al tuo bar e pensa a non fallire». Da quel momento l'imprenditore ha ricevuto altre chiamate ma ha preferito non rispondere.
«Se parli di Massimo sei morto»
Andrea Ossino «Fai attenzione perché questi vengono pure a casa tua!». Massimo Carminati vive rinchiuso tra quattro mura, nel carcere di Parma. Nonostante il presunto boss di mafia capitale sia...