Politica

Da Milano a Napoli prove tecniche d’opposizione

Le amministrative ultima chiamata per i "moderati". Ecco tutti gli ostacoli all’intesa

Certa vulgata dipinge la vita (politicamente parlando) di chi è all’opposizione infinitamente più facile rispetto a chi è al governo. Non è tanto vero nel caso del centrodestra italiano, chiamato a ricomporre una proposta credibile e competitiva il prima possibile. Nello specifico in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno. Riconquistare Milano, espugnare Napoli e magari cogliere di sorpresa Torino e Bologna appare presupposto necessario per tornare a vincere nel 2018, ammesso che sia il 2018. Lo scenario, però è punteggiato da numerose incognite. NCD Ricordate quando nacque il partito le ironie sulla «D» nel nome, di cui qualcuno invocava la cancellazione visto l’appoggio al governo Letta? Ecco, ora, metaforicamente, quella D potrebbe cadere sul serio. Sempre di più infatti guardano ai vecchi lidi. In particolare, pesa molto la partita Milano, dove l’elettorato ciellino, di Lupi e Formigoni, pende naturaliter verso il centrodestra. E a tal proposito suona da richiamo della sirena quanto detto nei giorni scorsi da Roberto Maroni sulla necessità di avere Ncd in coalizione anche al Comune, come già è in Regione. «E non c’è altra via altrimenti perdiamo».   FORZA ITALIA E LEGA Abbraccio difficile. Su Milano la corsia preferenziale è quella del candidato unico, considerando però l’ipotesi Paolo Del Debbio, che metterebbe d’accordo tutti. In caso contrario? Primarie? Comunque, il buon proposito di unità registrato a Milano, non lo si ritrova, ad esempio, a Bologna, dove la Lega ad agosto è partita sparata candidando la giovane consigliera comunale Lucia Borgonzoni. E Forza Italia dal canto suo ha ventilato il nome del consigliere regionale, Galeazzo Bignami. Anche a Napoli l’orientamento del colà esordiente Carroccio sarebbe di una candidatura autonoma. DIFFERENZE PROGRAMMATICHE Rapporti con la Chiesa, certe differenze sui temi etici, Europa e in particolar modo il Ppe, alcune questioni relative alle tasse. Sono, queste, materie su cui esistono distanze tra i principali azionisti del centrodestra, Lega, Forza Italia, Fdi. Senza dimenticare il modo di intendere il «movimentismo». Se Salvini ha lanciato la «serrata» contro il governo a novembre, Berlusconi non gradisce per niente queste formule di protesta e preferirebbe la manifestazione di piazza.   LEADERSHIP Per la prima volta in vent’anni, manca un leader di coalizione. Chiaramente, ora è Matteo Salvini a esercitare l’attrattiva più forte, testimonianza last minute ne è l’avvicinamento nella sua orbita di Mario Mauro, a capo dei Popolari per l’Italia. Però, c’è una differenza rispetto al Berlusconi degli anni d’oro. Mentre la leadership di quest’ultimo era accoratamente approvata anche dall’elettorato degli alleati, con Salvini non è così. Per l’elettore berlusconiano c’è ancora solo Berlusconi, almeno per ora. Soluzione? Le primarie al momento appaiono ancora un lumicino all’orizzonte. Berlusconi non le vuole e non le ha mai volute, Salvini e la Meloni sì. Piacciono anche a Flavio Tosi e Raffaele Fitto. Quest’ultimo ha tenuto fin qui una linea senza ambiguità di opposizione al governo su tutti i temi principali. Tuttavia, le critiche energiche che muove quasi quotidianamente a Berlusconi pongono un altro punto interrogativo sul come, alla fine, questo matrimonio di massa s’abbia da fare. Eppure stando ai sondaggi, s’ha proprio da fare.

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