Politica

Riparte la roulette della legge di Stabilità

Tasse Il taglio annunciato è difficile da realizzare Pesa anche il possibile rialzo dei tassi negli Usa

Difficile immaginare solo qualche mese fa quanto l’agosto avrebbe potuto cambiare i piani di Renzi, berlusconiani nella forma e nella sostanza, di tagliare le tasse. Il Renzusconi, il clone del formidabile Cavaliere, non riuscirà probabilmente a mantenere la sue promesse di tagliare le imposte. E non certo per sua volontà ma perché nel mondo qualcosa nel frattempo è cambiato. Un po’ per la Cina che rischia di far naufragare la fragile ripresa dell’export, ma soprattutto per il possibile e ormai probabile rialzo dei tassi di interesse degli Stati Uniti che non potrà non avvenire entro l’anno nonostante gli operatori lo temano come la peste. La ripresa Usa è ormai avviata e attendere ancora potrebbe mettere a repentaglio l’uso della politica monetaria nel caso che il dossier cinese scoraggiasse i consumi e gli investimenti degli americani. I tassi a zero non garantiscono, infatti, margini di manovra sufficienti. Dunque qualunque conto facciano a Palazzo Chigi non si può ignorare che la salita dai tassi di interesse Usa avrà effetti anche su quelli tedeschi che saliranno di conseguenza visto che molti operatori compreranno titoli di debito emessi dalla Federal Reserve e lasceranno i Bund. E visto che è difficile che lo spread scenda sotto i 100 punti inevitabilmente i rendimenti dei Btp cresceranno di pari passo limando margini a disposizione del governo, visto che il costo del debito potrebbe salire mangiandosi il tesoretto dei risparmi contabilizzato finora. Ma non è questa l’unica variabile con la quale Renzi dovrà fare i conti. L’importo della manovra deve infatti deve considerare la necessità di disinnescare la clausola di salvaguardia che scatterà a gennaio del 2016 e che rischia altrimenti di tramutarsi in aumento dell’Iva che strozzerebbe i consumi già in affanno. A questo va aggiunto che i tagli delle tasse per circa 17 miliardi che Renzi ha già messo in cantiere sono già stati giudicati impossibili dall’ex mister spending review Carlo Cottarelli in un’intervista a La Stampa domenica scorsa. Difficile immaginare manica larga per il governo da Bruxelles. Così l’ipotesi di finanziare in deficit più della metà delle spese previste dalla prossima manovra finanziaria, insomma, non riscuote consensi. In particolare la copertura dei buchi che si verranno a creare in assenza degli introiti fiscali. L’ammanco peserà sui conti pubblici per circa 4,3 miliardi, sui 25-30 complessivi della manovra per il 2016 che il governo deve presentare. Mentre dalla diminuzione delle uscite dello Stato, «stando al piano a cui sta lavorando il nuovo commissario alla spending review Yoram Gutgeld, dovrebbero arrivarne circa 10». Inoltre ha spiegato Cottarelli i margini di manovra dell'esecutivo sono ristretti, ammontando essi «solo ai 6,4 miliardi già indicati nel Documento di economia e finanza come effetto della clausola delle riforme, che si applica ai Paesi che mettono in campo riforme strutturali come quella del mercato del lavoro». Insomma strada in salita per rispettare tutte le promesse messe in cantiere per rabbonire un elettorato un po’ scoraggiato dopo il misero 0,2 di aumento di Pil registrato nel secondo trimestre dell’anno. I dati dei consumi a giugno, in calo dello 0,3% rispetto al mese precedente, non sembrano poi deporre a favore di un rafforzamento del clima di fiducia dei consumatori. La stesura della legge di Stabilità partirà già da oggi comunque. Pier Carlo Padoan è già rientrato nel suo ufficio di via XX Settembre da una settimana e ha messo già al lavoro i suoi tecnici che cercano di trovare la quadra tra taglio delle tasse e risorse da reperire, mentre la Ragioneria generale dello Stato è già scesa in campo per imporre a tutte le amministrazioni statali l’obbligo di passare attraverso la Consip per l’acquisto di beni e servizi. La stretta è arrivata ieri con una circolare inviata dal Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, e dal Capo Dipartimento per l’Amministrazione Generale (DAG) del Mef, Luigi Ferrara, a tutte le amministrazioni statali. Difficile risolvere poi tutti i problemi con il jolly dell’incasso della voluntary disclosure, e cioè il rientro spontaneo dei capitali detenuti all’estero con il pagamento di una sanzione che porterebbe un incasso quantificabile anche in più dei 3 miliardi identificati finora da indiscrezioni giornalistiche. L'operazione starebbe infatti andando molto bene, grazie a una accelerazione nel mese di agosto che potrebbe precedere una vera e propria impennata a settembre, dovuta non solo all'approssimarsi della scadenza di fine mese, ma anche ai «correttivi» sul penale introdotti dal governo a fine luglio. L'ipotesi di una proroga, presa in considerazione dopo l'intenso pressing dei professionisti, che hanno lamentato lo scarso tempo a disposizione per le pratiche complesse, sembra al momento non concretizzarsi. Le cose per Renzi non marciano ancora per il verso giusto.

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