«Stavo tornando dalla mia bambina, l'ho avuta a 30 anni di distanza dalla primogenita ed è la nostra gioia. Poichè a lei piace tanto il kebab, ieri (domenica n.d.r.) sono uscita a comprarglielo nel negozietto dove vado sempre. Stavo parlando al cellulare con mio marito, rimasto a casa insieme alle nostre due figlie, quando sono stata aggredita dall’energumeno». Così Elena, con una bistecca di maiale sull’occhio a curare il gonfiore, ricorda i terribili momenti vissuti domenica sera in via Casilina. Signora Elena, ha avuto un bel coraggio a resistere a quell’uomo. «Mi è venuto naturale oppormi, non sono una che molla. Stavo parlando con mio marito al telefono e quell’uomo voleva strapparmelo dalle mani». Le si è avvicinato all’improvviso? «Mi ha sorpresa alle spalle mentre aspettavo di attraversare la strada. Passavano tantissime macchine, per questo sono rimasta un bel po' ferma tra i cassonetti dell'immondizia. Quel balordo mi si è avventato contro mentre con una mano reggevo il telefono e con l'altra mi tenevo ad un secchione. Non l'avevo neanche notato. Mi ha detto di dargli subito il cellulare altrimenti mi avrebbe ammazzato. Poi mi ha dato un pugno forte dietro alla testa, colpendomi al collo forse nel tentativo di tramortirmi. Quando ha visto la mia reazione, mi si è parato davanti per colpirmi di nuovo, stavolta all’occhio». Lei però non si è mai arresa? «Assolutamente no. Mio marito, che ha capito cosa stava accadendo, mi ha chiesto dove stavo esattamente, ha sentito tutto e nel frattempo è uscito di casa per venirmi incontro. L’uomo in quel momento mi ha puntato la bottiglia di birra spaccata al volto, era ubriaco. Mi diceva: "Se strilli ti ammazzo"». Ma non c’era nessuno in strada alle dieci di sera? «Come no? Tanta gente. Io gridavo "Aiutatemi, vi prego"’, ma nessuno è intervenuto, nessuno c'ha anche solo provato. Le mie urla però sono servite a mettere in fuga lo zingaro, ormai notato da tutti». Anche a quel punto, signora Elena, non ha lasciato che il bandito la facesse franca. «Mentre aggiornavo mio marito sugli spostamenti, io seguivo lui. L’ho rincorso fino a quando non l’ho visto salire su un furgone bianco, vicino alla farmacia. Da lì, raggiunta finalmente dai miei familiari in macchina, abbiamo seguito il rapinatore al centro di accoglienza poco lontano, dove poi i poliziotti lo hanno fermato». Ha avuto paura? «Tanta, certo, ma con senno di poi rifare sicuramente senza alcun dubbio».
"Colpita con pugni e bottigliate Diceva che mi avrebbe ucciso"
Parla la donna ferita che è riuscita a mettersi in salvo