Politica

Gli italiani non si fidano di Renzi e risparmiano

Non credono alle promesse e temono più tasse. In un anno i depositi bancari sono cresciuti del 5% LEGGI ANCHE Fisco e famiglia, Matteo trema

Le promesse di Renzi, gli scenari ottimistici del ministro dell’Economia Padoan e le stime dei tecnici del Tesoro non fanno breccia tra gli italiani. Difficile fidarsi delle parole del governo che prospetta la fine della crisi, parla di una fantomatica ripresa dietro l’angolo e soprattutto prospetta una legge di Stabilità senza nuove imposte. E quando da una parte c’è chi dice che la situazione sta migliorando e dall’altra i dati dell’Istat dicono che l’economia è ancora in affanno, allora che fare? Meglio risparmiare, mettere i soldi sul conto in banca e rinviare le spese non strettamente necessarie. Così chi ha usufruito del bonus da 80 euro non si è lanciato negli acquisti ma ha fatto come la formica: li ha messi da parte perchè la ripresa ancora non si vede, la disoccupazione è tamponata da impieghi precari e il rischio di un aumento delle imposte non è scongiurato. Il Centro studi di Unimpresa ha rilevato che nell’arco di un anno, da giugno 2014 a giugno 2015, i depositi bancari sono cresciuti di oltre 80 miliardi (+5%). La conseguenza è che i consumi languoni, gli investimenti sono fermi e la ripresa fatica. I salvadanai degli italiani sono passati, complessivamente, da 1.477 miliardi di euro a 1.558 miliardi (+5%). Per le famiglie l'incremento dei tesoretti è pari a 15 miliardi (+1,7%) e per le aziende a 14 miliardi (+7%). Il comparto relativo alle assicurazioni e ai fondi pensione è l'unico che ha fatto registrare una diminuzione: le riserve sono calate di 3,4 miliardi (-15,51%). Particolarmente rilevante, inoltre, il dato relativo al settore bancario: nonostante la liquidità delle banche, infatti, sia cresciuta di quasi 52 miliardi (+16%), il totale dei finanziamenti al settore privato continua a diminuire, con i prestiti che registrano un calo di oltre 7 miliardi. «Anni di austerity e tasse, a cui bisogna porre fine, senza bluff e false promesse, hanno prodotto anche questo assurdo risultato: le famiglie non spendono più e preferiscono lasciare i soldi in banca, magari per far fronte a nuove stangate fiscali o imprevedibili onde lunghe della recessione. È un effetto perverso del rigore: anche se i soldi ci sono non circolano, i consumi ristagnano e la ripresa fatica a crescere a doppia cifra», commenta Paolo Longobardi, presidente Unimpresa. L’altra faccia di questo fenomeno è l’aumento delle sofferenze nelle banche. Negli ultimi 12 mesi, da giugno 2014 a giugno 2015, sono cresciute del 18% arrivando a superare i 195 miliardi di euro, in aumento di oltre 30 miliardi. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (140 miliardi), le rate non pagate dalle famiglie valgono più di 35 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari oltre 15 miliardi. Superano il tetto dei 4 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione.

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