Un gran signore meridionale. Prestato all’avvocatura e alle asprezze della politica e rimasto sempre un gran signore. Una voce indimenticabile, una sigaretta perennemente in bocca, un sorriso aperto, un’ironia sottile, un incedere altalenante. Così Donato Bruno, scomparso a 66 anni dopo una micidiale malattia, ha conquistato amici, colleghi e avversari. Il suo equilibrio, la sua preparazione e la sua galanteria hanno fatto breccia in gran parte dei colleghi dell’opposizione, ultime in ordine di tempo Anna Finocchiaro e Maria Elena Boschi che, su posizioni diverse, l’hanno avuto difronte nella lunga battaglia per le riforme. Con uno studio a via Veneto, nello stesso edificio che ospita la sede di rappresentanza della Confindustria a Roma, Donato Bruno è entrato in politica quasi per caso. Avendo come cliente l’immobiliarista Renato della Valle conobbe Silvio Berlusconi nel momento in cui cercava davvero le migliori intelligenze al servizio della politica. Era il tempo di Domenico Fisichella, Antonio Martino, Giuliano Urbani. Da lì ebbe inizio il suo percorso che lo portò a ricoprire importanti incarichi istituzionali diventando l’uomo di collegamento tra Parlamento e Palazzo Chigi dove si raccordava con Gianni Letta che ne apprezzava enormemente le qualità di mediazione. La Puglia, la sua regione, l’ha sempre portata nel suo cuore e in una stagione di nominati ha sempre onorato , diversamente da tanti, il mandato elettorale. Difficilmente tornava da casa senza burrate e mozzarelle da offrire agli amici, sempre con quella pacatezza e senso dell’ospitalità che hanno i meridionali. Ha sempre mantenuto un rapporto di professionalità con i suoi clienti aiutandoli in difficili battaglie giudiziarie. Ma rispetto a tanti strapagati avvocati di grido aveva una caratteristica che lo rendeva davvero particolare. Aveva per loro sempre una parola di conforto; li portava a pranzo per tranquillizzarli, solitamente da Tullio o Al Moro, non li lasciava mai soli e rimaneva loro amico una volta passata la bufera senza mai perdere la stima dei magistrati. Amico di Cesare Previti come di tanti personaggi passati attraverso le forche caudine della giustizia, non ha mai rinnegato i vecchi sodali di un tempo rivendicandone con orgoglio il rapporto passato. Nei momenti più difficili degli ultimi anni, dopo le vicende del G8 di Genova, il Parlamento l’ha voluto a capo di una delicata commissione parlamentare d’inchiesta. Il suo garbo nel dirigerla è stato sempre apprezzato da tutti così'come quando ha presieduto più volte la Commissione parlamentare degli affari costituzionali. Per Berlusconi, che gli preferì sempre altri, sarebbe stata una grande occasione indicarlo come ministro di Grazia e Giustizia. Certamente con il senatore Bruno Guardasigilli tanti errori si sarebbero evitati e non si sarebbe arrivati al muro contro muro. Ma probabilmente Berlusconi, pur apprezzandone le capacità professionali, non l’ha mai considerato uno yes man perché Donato Bruno non si sarebbe mai piegato a richieste giuridicamente insensate. Avrebbe trovato una via d’uscita ma mai un inutile scontro finale. La politica è stata comunque feroce con Bruno e non gli ha evitato recentemente giorni amari strumentalizzando una vicenda familiare vissuta con la dignità di un padre ferito e una polemica giornalistica-giudiziaria che gli ha bloccato l’elezione alla Corte Costituzionale dove avrebbe certamente portato, oltre che la sua sapienza giuridica, la sua esperienza di avvocato cassazionista e di politico di lungo corso. E magari queste polemiche hanno finito per accelerare una malattia che covava dentro silenziosa e implacabile senza che ne avesse avuto cognizione per il terrore che aveva di analisi e medici.
Addio a un gran signore della politica
A 66 anni scompare Donato Bruno, da vent’anni al fianco di Berlusconi. Apprezzato anche a sinistra, ha segnato l’epoca migliore del centrodestra
