La questione meridionale ricompatta il Pd. Sarà l'urgenza dei problemi del Sud, sarà che gli altri temi caldi come le riforme sono stati lasciati davvero fuori dal dibattito, di certo chi si aspettava una direzione del partito all'insegna delle polemiche, dopo i fuochi d'artificio di questi giorni tra maggioranza e minoranza e tra governo centrale e governatori, è rimasto deluso. Matteo Renzi apre la riunione monotematica convocata all'indomani delle polemiche sul rapporto Svimez che indicava il Mezzogiorno d'Italia come la vera Cenerentola d'Europa, sfidando il suo partito ad essere il responsabile di una nuova stagione. E dopo i botta e risposta della scorsa settimana tra palazzo Chigi e i presidenti delle regioni, anche questi, tutti targati Pd, si schierano per interventi condivisi tra la periferia e palazzo Chigi, seppure con ricette ancora un po' diverse. Masterplan per il Mezzogiorno Renzi ribadisce la sua linea: basta piangersi addosso, bisogna impegnarsi. E lancia l'idea di una nuova riunione ai primi di settembre per mettere in campo un vero e proprio masterplan per il Mezzogiorno. Anche perché di alibi non ce ne sono, ricorda: il Pd è al governo a Roma, ma anche in Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia Calabria e Sardegna. Se perde la scommessa di cambiare il Sud "ha perso il Pd, se vince ha vinto il Paese". Insomma, questa volta "il colpevole non sarebbe il maggiordomo, ma proprio il Pd", senza scuse. E sarebbe anche meglio evitare di "piegare il problema del Mezzogiorno a logiche correntizie". Dunque "basta con le chiacchiere", "ci pagano per risolvere i problemi non per fare piagnistei". Anche perché il Sud non è tutto negativo, "esistono dei Sud positivi", un lungo elenco di luoghi dove la crisi si è affrontata e si è vinto. Ma bisogna rialzarsi, "la retorica del sud abbandonato è autoassolutoria".
Sud, il premier: "Rottamare piagnistei e risolvere problemi"
Renzi alla direzione Pd torna sulla polemica del Mezzogiorno: "L'hashtag è #zerochiacchiere" L'INTERVISTA "Il piano? Solo parole" - LA STORIA I soliti 100 miliardi
