«Era la gara più grande della Regione Lazio». Una commessa da un miliardo e 250 milioni di euro, «l’appalto del calore», sintetizza Salvatore Buzzi. Che racconta: Luca Gramazio, consigliere regionale ed ex capogruppo FI ne aveva illustrato la spartizione politica: «Un lotto andava all’opposizione, cinque-sei alla maggioranza». Se si tratta di millanterie o realtà sarà un giudice a stabilirlo. Sta di fatto che il ras delle coop, così com’è emerso nei due diversi filoni d’indagine su Mafia Capitale, ha dimostrato di avere entrature di alto livello con esponenti politici sia del Comune (con le giunte Alemanno e Marino) sia della Regione Lazio, con il governatore Nicola Zingaretti. Buzzi parla anche di «promesse di denaro», anche se non è in grado di circonstanziare questa grave accusa, e del ruolo dell’imprenditore Peppe Cionci, da lui accusato di essere il «cassiere» di Zingaretti. CIONCI: «FANTASIE» Tirato in ballo da Buzzi, Cionci ha preso carta e penna e diffuso una nota in cui afferma di non avere intenzione «di rispondere alle fantasiose esternazioni di Buzzi, posto che ho già presentato denuncia-querela per calunnia nei suoi confronti. L’Autorità giudiziaria potrà provare la totale infondatezza delle sue menzogne». Cionci ribadisce come la sua storia «personale e professionale» sia lontanissima «anni luce da Buzzi, dai suoi sodali e dalle loro pseudoattività imprenditoriali alimentate, pressocché unicamente, da intrallazzi politico-amministrativi. Proprio su questi interessi e su queste amicizie, molto prima che la Procura catturasse Buzzi solo nel dicembre 2014, denunciai pubblicamente, già nel lontano 2011 e poi negli anni seguenti, sul quotidiano free press di cui ero editore, gli interessi trasversali di questo pseudoimprenditore e i suoi affari non propriamente cristallini». DE ancora: «Già dall’epoca, pertanto, mi "onoro" dell’inimicizia di Buzzi, tanto che a tutti coloro che conoscono la mia vera storia, i miei valori ed i miei reali leciti interessi patrimoniali, appare fin troppo evidente che le sue menzogne sono frutto di una insana strategia e del bieco progetto di manipolare le indagini che lo attingono». IL MAXIAPPALTO DELLA REGIONE Stando agli atti, infatti, Buzzi parla anche del presunto ruolo di Cionci. «La chiamo (appalto, ndr) calore in realtà c’ha un altro nome. È una gara da un miliardo e 250 milioni. Era quella più grande della Regione Lazio» che sarebbe stata «illecitamente» gestita da Cionci, accusato da Buzzi di essere «il cassiere» del governatore. «Credo che siano sette lotti, o sei lotti. Da quello che so io, da quello che mi disse Gramazio un lotto andava all’opposizione, cinque, sei alla maggioranza. Dei lotti che andavano alla maggioranza, questo me lo disse Pino Cinquanta (ex funzionario Cns, coinvolto nell’inchiesta antimafia della Procura di Napoli sui rapporti fra Cpl Concordia e clan dei Casalesi, ndr), la metà andavano al movimento cooperativo e la metà alle imprese private. Le imprese private che concorrono a queste gare sono Gas de France, Acea ... le imprese cooperative sono Manutencoop, Cpl Concordia, la Cascina e Cns, ma Cns come un general contractor». Stando ancora a Buzzi, «un lotto doveva andare a Gramazio mentre il resto a imprenditori vicini alla Giunta regionale». Il consigliere - dice sempre Buzzi -si sarebbe rivolto allo stesso imprenditore a capo del Gruppo 29 Giugno. «Gramazio me lo disse: "Te la senti tu di farla?" Gli ho detto: "Guarda, io proprio non c’ho né la struttura fisica e nemmeno la capacità di farlo". E lui: "C’hai qualcuno da consiglierami?" ma non mi volevo impicciare – precisa Buzzi – dentro a ste cose diventa troppo...». La procura lo interrompe: «Si passano i guai?». Buzzi è di poche parole: «Questo è». APPALTO CUP, «TUTTO ASSEGNATO» Un altro appalto finito sotto inchiesta – costato a Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto di Zingaretti, l’incriminazione per abuso d’ufficio – riguarda il Cup, centro unico prenotazioni della Regione Lazio. Una commessa da 90 milioni di euro sulla quale era stata compiuta una ulteriore «spartizione millimetrica» tra maggioranza e opposizione. In particolare, ritiene Buzzi, tra Zingaretti e Storace, con Gramazio che si inserisce in un secondo momento rivendicando il suo ruolo apicale nella minoranza in Consiglio regionale. «La genesi della gara era stata questa – racconta Buzzi - Era stato fatto un accordo a monte: Zingaretti ... - queste cose me le ha dette poi Gramazio - non è che me le sono inventate. Era stato fatto un accordo a monte: Zingaretti-Storace, in cui su quattro lotti tre vanno alla maggioranza e uno all’opposizione. Il lotto dell’opposizione se lo prendeva Storace». Il pm: «Prima ancora del bando di gara?». Secca la replica di Buzzi: «Certo. Me lo dice Gramazio. Era stato fatto questo accordo tra Zingaretti e Storace su questi quattro lotti perché Storace era lo sponsor di Marotta (della società Capodarco, ndr). Marotta ha tutti questi servizi perché glieli affidò Storace quando Storace era presidente della Regione». «AVEVAMO TURBATO LA TURBATIVA» Tuttavia, racconta ancora Buzzi, questa situazione non sarebbe andata giù a Gramazio, il quale si sarebbe direttamente rivolto a Zingaretti: «Gramazio quando scopre ’sta cosa perché pure lui non la conosceva la gara, insomma gli diventa pure per lui una cosa... come Storace, fa l’accordo con Zingaretti». Buzzi spiega che Gramazio avrebbe riferito di essersi rivolto al governatore affermando che Storace è «un solo consigliere» mente «io che sono Forza Italia, Ncd, Pdl? Come te permetti, insomma!». A dar retta a Buzzi, Gramazio avrebbe detto a Zingaretti che «guarda che la minoranza sono io non Storace». Vero? Falso? Staremo a vedere. Buzzi comunque è un fiume in piena, e aggiunge che «avevamo turbato la turbativa d’asta. A quel punto si arrabbia Storace e fa le interrogazioni. Storace perché fa le interrogazioni? Perché il lotto suo sparisce» (nell’intervista sotto Storace racconta invece la sua verità, ndr)». Buzzi spiega, inoltre, che ci sarebbe stata una «stecca» del 2% del valore dell’appalto, che sarebbe dovuta finire nelle tasche di politici. «Il 2% io non so a chi andava. Perché non so a chi andava? Perché lui (l’imprenditore Marotta, ndr) non è che mi dice "gli ho dovuto dà il 2% a Storace, ho dovuto dà il 2% a Venafro", lui dice "a me mi costa il 2%"». Sul Cup, Buzzi poi rivela che Marotta gli avrebbe in seguito confidato che le Associazioni temporanee d’impresa venivano formate a tavolino da Venafro prima della gara. CASE IN CAMBIO DI APPALTI Capitolo tutto da chiarire riguarda il ruolo di Pino Cinquanta, l’ex funzionario del Cns, indagato dall’Antimafia di Napoli nell’indagine Cpl Concordia-clan dei Casalesi. Secondo Buzzi Cinquanta avrebbe avuto un ruolo anche nella vicenda dell’acquisto di appartamenti per la vicenda della cooperativa San Lorenzo. In particolare, avrebbe indotto Buzzi ad acquistare alcune sue case con la promessa che avrebbe fatto avere al Gruppo 29 Giugno alcuni appalti attraverso un imprenditore molto vicino a Zingaretti. «Noi con Cinquanta praticamente c’avevamo questo rapporto che lui avendo saputo la questione del deposito della cooperati va di San Lorenzo che stavano puntando sui 14 appartamenti per salvare la cooperativa. Quando ’sta notizia si sa in giro per Roma perché era un’operazione per me, arriva Cinquanta e dice: "Io c’ho tre appartamenti"... ho detto "scusa ma io posso comprà gli appartamenti?", e praticamente lui mi ha detto "va bè, tu me li compri, poi ti faccio rientrare con qualche assegnazione, qualche cosa", ho risposto di "sì". E lui mi parlò praticamente di ’sta storia della gara del Cup che l’avevano fatta con Marotta, che non c’era spazio per me perché erano obbligati a farla con Marotta». Dice che Cinquanta avrebbe risposto: «Ma sicuramente ci sarebbe spazio per te, nuove gare che devono uscire in Regione mo le sistemiamo con Cionci». Buzzi, però, conclude affermando che «non le so specificare quali gare, quali cose, non glielo so dire, io però gli appartamenti per non sbagliarmi glieli ho comprati».
"C’era l’intesa Zingaretti-Storace, poi..."
L’ex ras delle coop ricostruisce la vicenda sull’appalto regionale per il Cup L'INTERVISTA Storace: "Anch'io nelle carte, ma Buzzi l'ho querelato due mesi fa"
