«Milano da anni è in testa alle classifiche dei reati. Una questione che va affrontata senza il buonismo caro a sinistra e portando la polizia locale a essere protagonista del controllo del territorio. La città è diventata inaccessibile, soprattutto sul tema casa, anche per il ceto medio. Ci sono evidentissimi problemi sulla mobilità e scarsi investimenti sul trasporto pubblico. C’è una questione enorme di un welfare che va rivisto per far in modo che sia effettivamente indirizzato a chi ha bisogno». Sono queste le tematiche principali del programma con il quale Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretario della Lega, concorre allo scranno più alto di Palazzo Marino.
Lei è il candidato sindaco a Milano per la Lega. Ritiene possa esserci una convergenza di tutto il centrodestra sul suo nome?
«Lo spero, è importante essere uniti in questa campagna, perché Milano merita un vero cambiamento».
Meglio un accordo tra i partiti o le primarie? Se non sarò candidata, sosterrò chi sarà scelto, ha detto qualche giorno fa. Conferma questa dichiarazione?
«L’accordo tra partiti è auspicabile se è rapido, purtroppo si stanno perdendo preziose settimane di campagna elettorale che ci avrebbero favorito considerato che il centrosinistra non si sa ancora se e quando farà le primarie. Per quanto mi riguarda sono sempre stata favorevole alle primarie. Non solo sono uno strumento democratico che porta a scegliere il miglior candidato ma consentono di diffondere le nostre proposte, da subito, nei quartieri. Confermo che mi impegnerò in campagna elettorale qualunque sia la scelta e chiedo a tutti di fare lo stesso».
Perché il centrodestra non riesce a vincere a Milano da quindici anni?
«Partiamo dal presupposto che nelle grandi città il centrodestra fa più fatica e non è una questione solo italiana ma anche europea. Alle precedenti comunali siamo arrivati troppo tardi alla scelta del candidato non consentendo un’adeguata campagna elettorale. Inoltre non siamo riusciti a portare al voto i nostri elettori, soprattutto nelle periferie. Per anni i cittadini hanno dato fiducia a un modello proposto dal centrosinistra che però è clamorosamente fallito soprattutto negli ultimi cinque anni, per colpa dell’incapacità e dell’immobilismo della giunta Sala. Dobbiamo ridare entusiasmo alla città, si sente chiaramente l’urgenza di una svolta».
Analizziamo il suo programma. Mi spiega i tre punti principali?
«Io credo che Milano, purtroppo, soffra di numerose criticità in questo momento, molte delle quali frutto di scelte ideologiche e sbagliate fatte dal centrosinistra. Sicuramente la città è diventata inaccessibile, soprattutto sul tema casa, anche per il ceto medio. Ci sono evidentissimi problemi sulla mobilità e scarsi investimenti sul trasporto pubblico. C’è una questione enorme di un welfare che va rivisto per far in modo che sia effettivamente indirizzato a chi ha bisogno. Ovviamente c’è un drammatico tema di insicurezza e degrado, Milano da anni è in testa alle classifiche dei reati. Una questione che va affrontata senza il buonismo caro a sinistra e portando la polizia locale a essere protagonista del controllo del territorio. Infine in città c’è una forte insoddisfazione sul verde, parchi tenuti male, alberi senza manutenzione che crollano, aiuole abbandonate, verde non tagliato in nome della biodiversità. Un disastro».
I cittadini, dopo le devastazioni di sabato e domenica, sono spaventati. Che risposta darebbe se fosse oggi al posto di Sala?
«Innanzitutto il sindaco Sala ha dato ampia dimostrazione di assenza. Dopo i primi pesantissimi scontri di sabato ha parlato anche di comprensibili ragioni della protesta alimentando quel giustificazionismo che ha portato i maranza e i delinquenti agli assalti e ai saccheggi della domenica. Poi ha fatto inutili polemiche invece di condannare fermamente le violenze. Non si è nemmeno presentato in aula consiliare il lunedì dopo due giorni di devastazioni. Inoltre, essendo anche assessore alla sicurezza e partecipando ai Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, avrebbe potuto avere un ruolo più attivo sulla gestione delle piazze. Io mi sarei opposta all’uso di Piazza Duomo: vedere un luogo simbolo dell’Italia tra fiamme e auto dei carabinieri devastate è stato un colpo al cuore. Lo avrei evitato in ogni modo».
È un caso che moltissimi di quei casseur siano italiani di seconda generazione di origine musulmana?
«Non è un caso. Queste violenze dimostrano proprio che moltissimi giovani di seconda generazione nutrono un odio nei nostri confronti che non si sana dandogli subito la cittadinanza come vorrebbe la sinistra. Il sindaco in questi anni pensava di affrontare il pericolo maranza invitando i trapper, spesso con precedenti penali, nel suo ufficio. La risposta non può essere il giustificazionismo della sinistra che parla di disagio o frustrazione. Quale disagio viene espresso rubando scarpe e felpe di moda e spaccando le vetrine? Non si può però generalizzare. Ci sono anche tanti immigrati per bene che lavorano, pagano le tasse e rispettano le regole, che sono i primi a sostenerci».
I sondaggi dicono che Vannacci si stia sgonfiando. Che idea si è fatta del suo candidato a Palazzo Marino?
«Non sono solita fare commenti sui candidati di altri partiti. In merito ai dati di Vannacci io penso che molte delle sue istanze siano già rappresentate dal centrodestra quindi in caso di ballottaggio, i loro elettori capiranno che per evitare una vittoria del centrosinistra bisogna sostenere il centrodestra».
