Politica

Orfini tenta il salvataggio di Ignazio ma il Pd capitolino ormai è spaccato

E intanto Marino non parla, non dichiara

Matteo Orfini prova ad allungare la vita a Ignazio Marino. Un mese e mezzo, il tempo ottenuto dal commissario. Un buon compromesso, rispetto alle pressioni di Matteo Renzi, che per tutta la giornata di martedì non ha fatto altro che andare in giro a sfiduciare il primo cittadino. Ovviamente, tutto ciò al netto dei franchi tiratori già schierati in Assemblea Capitolina, pronti a mandarlo a casa in nome della loro fedeltà al diktat del premier-segretario. L’obiettivo di Orfini è provare ad arrivare al 31 luglio, quando il prefetto Franco Gabrielli apporrà le sue conclusioni alla relazione dei tre ispettori inviati da Palazzo Valentini in Campidoglio dopo l’esplosione dello scandalo su Mafia Capitale. L’intento sarebbe per lo meno di evitare al sindaco l’onta di essere associato in qualche modo all’inchiesta, cosa che le dimissioni a due settimane dalla seconda ondata di arresti renderebbero inevitabile. A questo punto, però, Orfini deve anche prendere atto delle parole di Renzi. Durante la conferenza stampa al Nazareno, convocata per presentare l’edizione 2015 della Festa dell’Unità, al sindaco è arrivato anche un aut-aut ben preciso dal commissario: «Una volta che verrà certificato il non scioglimento per Mafia del Comune di Roma, allora ci sarà bisogno di un salto di qualità». Sta proprio in questo termine, «salto di qualità», il grande dilemma del vocabolario politichese dem. Cosa si intende? Un rimpasto con super assessori inviati dal Governo? Una programmazione punto per punto delle cose da fare in pochi mesi? Non si capisce bene. D’altronde, il commissario non regala grandi possibilità di approfondimento, rispondendo a poche domande, prima di ritirarsi nel suo ufficio. L’unica cosa che specifica è che ìil Pd non ha mollato Marino», e che il 21 giugno, quando il sindaco sarà sul palco della Festa di partito, «sarà ancora sindaco». Ma Marino reggerà fino al 31 luglio? In Assemblea Capitolina il gruppo del Pd risulta spaccato, nonostante il capogruppo Fabrizio Panecaldo sia bravissimo a camuffare i malumori. Ci sono almeno tre consiglieri come Orlando Corsetti, Valentina Grippo e Daniela Triburzi, che hanno affermato, utilizzando termini diversi, che «Renzi ha ragione» e che «se non si cambia qualcosa è meglio andare a casa». A questo va unito il malessere di altri consiglieri che, in virtù del coinvolgimento indiretto nell’inchiesta di Mafia Capitale, resteranno senza ruoli di rilievo nella spartizione delle Commissioni. E poi, ieri e’ giunto anche un altro ultimatum a Marino: quello del gruppo di Sel. Gianluca Peciola, al termine della riunione intrna (alla quale ha partecipato anche il capo segreteria del sindaco, Silvia Decina), ha affermato chiaramente che è l’ultima possibilità che diamo a questa Giunta». E il sindaco? Come detto, Marino non parla, non dichiara. Tace. Preferisce mandare allo sbaraglio, piuttosto, la sua segretaria, tra l’altro in posizione delicata dopo essere stata citata nelle carte di Mafia Capitale. Un atteggiamento stigmatizzato un po’ da tutti. Per fortuna, da qualche giorno il sindaco è passato dagli insulti ai cronisti ad un più ecumenico ìbuon lavoro».

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