Politica

«Ignazio sei un ufo Resta al tuo posto»

«I consiglieri coinvolti si autosospendano»

«Marino è un ufo. E gli ufo danno fastidio al sistema»: il senatore Stefano Esposito, commissario del Pd di Ostia, alle prese con l’emergenza Mafia Capitale, spiega perché il sindaco di Roma non deve dimettersi: «È un presidio di legalità della città. Una colpa però la ha: è stato troppo buono. Doveva tagliare più teste».   Senatore Stefano Esposito, il sindaco Marino deve dimettersi? «Come dirigente del Pd non mi sottraggo al fatto che stiano emergendo responsabilità di esponenti del partito, non voglio fare propaganda. Ma, oggi, Marino è il miglior presidio di legalità perché le azioni della Procura abbiano il giusto effetto sulla vita amministrativa della Capitale. Le dimissioni di Ignazio Marino sarebbero un errore, anche se comprendo chi, per motivi politici, le chiede. Marino non deve dimettersi perché, in primo luogo la sua amministrazione ha aiutato il lavoro della Procura. Prima di Mafia Capitale ha segnalato alla Procura, e non solo, situazioni anomale a cominciare dalla gestione degli appalti. In secondo luogo, dopo la prima tornata dell’inchiesta, Marino ha messo in campo tutti gli strumenti per correggere una situazione altamente compromessa. Mi è stato detto che Marino è un ufo. È vero e gli ufo danno fastidio al sistema».   Non ha commesso errori? «Se devo muovergli una critica è di aver tagliato poche teste. Mafia Capitale è politica, ma anche una situazione marcia nella struttura amministrativa del Campidoglio. E sbagliano i sindacati che accusano il primo cittadino di aver insultato i dipendenti del Comune. C’è una situazione amministrativa che va per conto proprio e di questo ne sono testimone a Ostia».   Lei parla del X Municipio? «La situazione del X può essere trasposta nel Campidoglio».   Lei ha anche difeso Alemanno. «Continuando a non voler fare propaganda affermo che, nonostante i cinque anni di Alemanno siano stati terribili dal punto di vista del ballo dell’illegalità, addossare tutte le colpe alla sua amministrazione sarebbe sbagliato. E sarebbe autoassolutorio nell’analisi che il Pd deve fare in profondità».   La sua linea è in contrasto con quella di Orfini? «Penso di essere in perfetto accordo con la linea di Orfini, e segnalo un dato, ritenendo l’indagine della Procura di Roma di assoluta serietà, il reato di associazione mafiosa, non è stato dato a tutti, ma solo a due: uno arrestato e uno indagato. Con questo non voglio alleggerire la posizione dei mie compagni di partito. Il reato di corruzione è grave, fa schifo e mi umilia da dirigente del Pd. Ma questo vuol dire che c’è una differenza tra quello che è avvenuto nelle differenti amministrazioni. E la mia onestà non mi consente di dire: è solo colpa della giunta di Alemanno».   I consiglieri comunali toccati dalla vicenda dovrebbero autosospendersi? «Un’eventuale autosospensione è un tema difficile, se io mi trovassi nella condizione di essere intercettato, anche se dobbiamo distinguere le diverse situazioni, ritengo che mi troverei in difficiltà a rimanere al mio posto. Proprio per affermare la mia innocenza preferirei lasciare il campo e difendermi. Ma questo lo dico per me, non dò consigli a nessuno».   Il Pd ha trattato Tassone come una vittima? «Io spero che lui, come gli altri, possa chiarire, ma nessuno l’ha fatto passare da vittima. Io sono arrivato a Ostia, ho cercato di salvare l’amministrazione del Pd, l’ho fatto interloquendo con il presidente Tassone e ipotizzando un cambio di giunta e lì ho capito che c’era qualcosa che non andava. Ho fatto un percorso. Per muoverti in una situazione così difficile non si ha altra strada che fare delle verifiche e fidarsi delle sensazioni. Tassone non mi ha convinto, se no non gli avrei chiesto di dimettersi. Mi è apparso una persona che, da una parte, non mi raccontava tutta le verità, dall’altra era preoccupata e spaventata».   Ci sarà la terza puntata di Mafia Capitale, magari con il coinvolgimento della Regione? «Non ho partecipato al balletto prima, seconda e terza puntata, ho troppo rispetto per Pignatone. Diciamo che a Roma il "porto delle nebbie" è finito, lasciamo lavorare la Procura, che farà tutto quello che è necessario».

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