Politica

Matrimoni gay L’Irlanda dice sì

Passa il referendum con oltre il 62%

La cattolica Irlanda ha detto sì ai matrimoni gay, diventando il 22mo Paese nel mondo e il 14° della Ue ad ammettere le nozze omosessuali (negli Usa i matrimoni gay sono legali in 37 Stati) ma il primo a farlo attraverso un referendum. I voti favorevoli sono stati oltre il 62%. Il ministro della Salute, Leo Varadkar, ha parlato di «giornata storica» e ha affermato che questo risultati fa dell'Irlanda «un faro» per il resto del mondo in termini di libertà e uguaglianza. Per il premier Enda Kenny, il popolo irlandese ha mandato «un messaggio pionieristico». Anche il fronte del no ha riconosciuto la sconfitta: David Quinn, esponente della lobby cattolica Iola Institute, ha riferito che «i sì sono quasi il doppio dei no». La vittoria dei sostenitori delle nozze gay rappresenta una svolta per l'isola a maggioranza cattolica, dove fino al 1993 esisteva il reato di sesso omosessuale e l'aborto resta proibito se la vita della madre non è in pericolo. La consultazione popolare ha approvato un emendamento all'articolo 41 della Costituzione del 1937 con la nuova formula secondo cui «il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso» La campagna per il sì è stata sostenuta dalle maggiori forze politiche e anche gli esponenti più conservatori del Fianna Fail e del Fine Gael del premier Kenny hanno tenuto un basso profilo, specialmente quelli provenienti dalle aree rurali. L’Italia è tra i nove Paesi europei con Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania, che fino ad oggi non hanno previsto alcun tipo di tutela per le coppie omosessuali. Numerosi i commenti della politica italiana. Il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della vedova, parla di «giurassico ritardo dell’Italia» a cui il Parlamento deve porre rimedio. Per Fabrizio Cicchitto di Ncd, «bisogna trovare un percorso sulle unioni civili» che è cosa diversa dal matrimonio gay al quale il parlamentare è contrario. Anche il leader della Lega Salvini fa una distinzione. «Per le coppie gay sono disponibile a ragionare di diritti, però il matrimonio prevede l'uomo e la donna e il bambino dal mio punto di vista deve essere adottato da una mamma e da un papà». Per il senatore Pd Sergio Lo Giudice, primo firmatario del disegno di legge in Senato per l'estensione del matrimonio civile alle coppie gay e lesbiche, «l’Italia è l'unico paese dell'Europa occidentale di cultura cattolica, a non avere uno straccio di legge sui diritti delle coppe dello stesso sesso». Il senatore del Pd Andrea Marcucci dice che a giugno la commissione Giustizia di Palazzo Madama voterà il testo base della collega Monica Cirinnà. «Vanno superate resistenze che sono fuori dal tempo e fuori dall'Europa. In Parlamento c'e' un'ampia maggioranza su questo tema». Ma Maurizio Sacconi senatore di Area popolare Ncd-Udc e presidente della commissione Lavoro, frena gli entusiasmi di chi pensa che anche in Italia le nozze gay siano un traguardo facile da raggiungere. Sacconi spiega che «neppure un referendum potrebbe estendere l'istituto del matrimonio alle coppie omosessuali perchè la Costituzione lo riserva alla famiglia naturale in quanto aperta alla procreazione. Cosa diversa è riconoscere alle persone che convivono diritti e doveri di mutuo soccorso morale e materiale. Non, tuttavia, le adozioni nel nome dei diritti dei minori, nè la pensione di reversibilità perchè connessa alla potenziale procreazione e cura dei figli». La deputata di Area popolare Paola Binetti sugerisce una diversa lettura dell’esito del referendum in Irlanda. «La cavalcata dei diritti civili per gli omosessuali non ha nulla a che vedere con la crisi della fede nella dottrina della Chiesa, ma è dovuta, semmai, alla forte connotazione libertaria data alla battaglia». Poi sottolinea che quello che sta accadendo in Irlanda, è «molto diverso dalla situazione dell'Italia, dove, invece, il tema è stato impostato esclusivamente sull'uguaglianza tra matrimonio religioso e unioni civili». Per Giuseppe Fioroni del Pd «su temi così rilevanti come matrimoni gay e adozioni l'espressione diretta del popolo italiano sarebbe una strada molto interessante. La modifica della Costituzione potrebbe darci l'occasione per dotarci di uno strumento che lo consenta, rispettando la Carta. Su temi così coinvolgenti, la coscienza di ciascuno, la rappresentanza del paese è con difficoltà interpretabile e delegabile».

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