"L'approvazione della legge elettorale è legata al governo, nel bene e nel male" dice il premier Matteo Renzi nel corso dell'assemblea con i deputati del Pd e spiega che la sua volontà è "chiudere la discussione sulla legge elettorale in modo definitivo". Il premier avverte la minoranza dem che invece non molla. E il capogruppo dem Roberto Speranza si dimette: "Area riformista", corrente dell'opposizione interna di cui lui è a capo, non fa dietrofront e annuncia di non voler votare la legge elettorale. Quando poi il segretario del Pd propone all'assemblea di votare le dimissioni da capogruppo a Montecitorio di Speranza in "una sede più opportuna e questa sera proseguire sulla questione Italicum" Area riformista abbandona la riunione. Speranza lascia: "Renzi sbaglia, mi dimetto". Il presidente dei deputati Pd alla Camera Roberto Speranza si dimette dalla carica. Speranza rassegna le dimissioni dinanzi ai deputati dem subito dopo l'intervento di Matteo Renzi sulla legge elettorale. "Esprimo le ragioni vere di un profondo dissenso in questo passaggio", ha detto Speranza. "Le riforme sono un pezzo vero della nostra sfida. E io voglio stare fino in fondo in questa sfida battendomi per tutte le riforme. Non posso pensare che un giorno diventi presidente del Consiglio Grillo, Berlusconi o Salvini", aggiunge. "Ma le riforme - dice Speranza - si fanno con un campo largo. E nemmeno tutto il nostro campo ora è con il Pd. Il rischio è di non avere nemmeno il nostro campo. Possiamo permetterci di fare le riforme senza nemmeno un pezzetto del Pd?". Lettera-appello di Sel, FI e Lega a Mattarella. Tre lettere delle opposizioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare che la fiducia sull'Italicum equivarrebbe a uno strappo costituzionale, a un vero e proprio golpe. Un'iniziativa, separata ma congiunta, di Sel, FI e Lega alla vigilia dell'assemblea dei deputati Pd con Renzi. A poche ore dalla riunione del gruppo del Pd alla Camera i partiti all'opposizione, tranne M5S, sono tornati ad unirsi come accaduto per le riforme costituzionali, cercando l'appoggio del capo dello Stato. L'obiettivo era quello che Mattarella riesciusse a convincere Renzi a tornare sui suoi passi. Maggioranza Pd serra i ranghi, minoranze confermano "no". La minoranza del Pd è tornata a riunirsi alla Camera prima dell'assemblea del gruppo per fare il punto sul comportamento da tenere in vista della votazione di questa sera. Il "no" di Area Riformista e delle altre minoranze alla immodificabilità dell'Italicum a questo punto è scontato. La battaglia si giocherà sui numeri: quelli delle presenze, in primis. Quelli del voto poi. Dei 310 deputati che compongono il gruppo, Renzi vuole avere la maggioranza più ampia possibile. E ridurre così la consistenza delle minoranze che sulla carta conta circa 100 deputati. Ormai a Montecitorio si ragiona sulla fiducia. Anzi sulle quattro fiducie, una per emendamento, che il governo potrebbe apporre per stroncare il dissenso delle minoranze. Un'eventualità che potrebbe portare a un nuovo Aventino, dopo quello sulle riforme costituzionali. E mentre Sel, Lega e Fi hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare lo "strappo istituzionale" in caso di fiducia, anche il Movimento Cinque Stelle è sugli scudi. Ma alle minoranze, in mancanza di voti segreti, resterebbe solo l'arma del numero legale.
Italicum, scontro finale. Renzi: "Ok senza modifiche"
Il premier tira dritto: "Sorti del governo legate alla legge". Speranza si dimette da capogruppo e parte della minoranza Pd abbandona l'assemblea. Lettera-appello di Sel, FI e Lega a Mattarella: "Fiducia sarebbe golpe" LEGGI ANCHE Italicum ad alta tensione
