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Rai, stop alle spese faraoniche e il cda sarà revocabile

Il consiglio di amministrazione della Rai-Radiotelevisione italiana Spa sarà composto da 7 membri e non più da 9. È quanto si legge nel testo del disegno di legge sulla riforma Rai pubblicato sul...

Il consiglio di amministrazione della Rai-Radiotelevisione italiana Spa sarà composto da 7 membri e non più da 9. È quanto si legge nel testo del disegno di legge sulla riforma Rai pubblicato sul sito di Palazzo Chigi. In sintesi, tra le novità più importanti: i consiglieri possono essere revocati dal governo ma serve un ok dalla commissione di vigilanza. Bloccate anche le fuoriuscite faraoniche per gli stipendi d’oro. Quanto al canone, le modifiche arriveranno tramite un decreto successivo che si rifarà al ddl. L’elezione del consiglio di amministrazione avverrà sulla base di una lista composta da 4 membri, eletti due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con voto limitato, 2 membri di nomina governativa, designati dal Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Economia e delle finanze e un membro designato dall’assemblea dei dipendenti di Rai Spa secondo modalità che garantiscano la trasparenza e rappresentatività della designazione stessa. Fra i punti della riforma i sette membri del Cda della Rai potranno essere rimossi con l’ok di assemblea e commissione di vigilanza Rai. Nel testo del ddl si legge: «La revoca dei componenti del consiglio di amministrazione è deliberata dall'Assemblea ed acquista efficacia a seguito di valutazione favorevole della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi». Anche all’amministratore delegato possono essere revocare le deleghe dal Cda sentita l’assemblea. Ma non solo. Il rinnovo del contratto di concessione del servizio pubblico radiotelevisivo passa da 3 a 5 anni. E, tra i provvedimenti, è chiaro lo stop alle buone uscite faraoniche per gli amministratori delegati cui dovesse essere revocato il mandato. «All’amministratore delegato è riconosciuto un compenso; in caso di revoca al medesimo amministratore spetta un’indennità pari a tre dodicesimi del compenso annuo», recita l’articolo 12 del disegno di legge. E si parla di cambiamenti in arrivo anche per quanto riguarda il canone. «Il governo è delegato ad adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge uno o più decreti legislativi per la disciplina del finanziamento pubblico alla Rai spa con la revisione della normativa vigente in materia di canone, tenendo conto della giurisprudenza delle corti superiori» si legge nel testo del ddl di riforma. Tra gli altri principi della delega figura «l’efficientamento del sistema del finanziamento pubblico della Rai spa in considerazione del livello di morosità riscontrata, dell’incremento delle disdette, dell’analisi costi-benefici nel perseguimento di politiche finalizzate a perequazione sociale ed effettività della riscossione». Sarà vietato vendere più del 10 per cento del capitale Rai ai privati, se si vuole mantenere la concessione dello Stato. Se il ministero dell’Economia, che detiene il 99,56 per cento della Rai, dovesse vendere una quota di capitale superiore al 10 per cento, verrebbe automaticamente meno la concessione del servizio pubblico all’azienda di via Teulada. Per la senatrice del Pd Laura Cantini, segretaria della Commissione Lavori Pubblici del Senato, e componente della Vigilanza Rai, «ci sono tutti i presupposti per fare presto come auspicato da Renzi. Il ddl è di fatto già incardinato nella Commissione Lavori Pubblici».

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