Politica

Test "vocale" sul giudice Esposito

Analizzati i rapporti tra il giudice di Berlusconi e un arrestato per mafia. In tribunale l’analisi delle voci affidata alla tecnica "pragma-linguistica"

Due anni fa a Scalea, in provincia di Cosenza, scatta un operazione antimafia che porta in galera il sindaco, Antonio Basile, e un avvocato del luogo, Mario Nocito. I due attualmente sono in carcere e sotto processo per associazione mafiosa al tribunale di Paola. Poco prima dell’inizio del dibattimento, gli avvocati difensori del sindaco citano dei testimoni per dimostrare che la conoscenza di Basile con Nocito era intermediata da persone specchiate. Fra questi Antonio Esposito, il giudice di Cassazione che ha condannato definitivamente Silvio Berlusconi. La testimonianza del giudice non viene ammessa, ma al processo, come Il Tempo ha scritto mesi fa, emergono alcune telefonate fra lo stesso Esposito e Nocito. Fin qui i fatti già noti. La novità è che l’avvocato Vincenzo Adamo, legale di Basile, nell’intento di dimostrare che il suo assistito non è mafioso né incline al malaffare, ha incarico un suo consulente, Francesco Cutugno, docente di elaborazione del linguaggio naturale all’università Federico II di Napoli, di analizzare, ascoltandoli, tutti i file audio raccolti nel corso dell’indagine, e di farlo attraverso l’applicazione della «pragma-linguistica», cioè l’analisi del tono che permette di stabilire, con buona approssimazione, i ruoli rivestiti dagli interlocutori, la gerarchia dei rapporti, le situazioni di deferenza, concetti molto importanti quando si tratta di dimostrare reati associativi. Una premessa. Nell’udienza del 26 gennaio scorso, l’avvocato Adamo ha chiesto al perito del tribunale, Luciano Romito, incaricato di trascrivere le intercettazioni, se attraverso la pragmalinguistica sia possibile «determinare i ruoli» di chi parla e «verificare se un parlante riconosce una specifica autorità al suo interlocutore, mostrandogli deferenza e assumendo una posizione subalterna». Il perito prima ha spiegato che «il contenuto delle parole, molte volte, può essere fuorviante», e poi, rispondendo alla domanda dell’avvocato, ha chiosato: «Ovvio che è possibile». Ed è proprio attraverso la pragmalinguistica che il professor Cutugno, analizza una telefonata fra il giudice Esposito e l’avvocato Nocito, e nella consulenza depositata il 24 febbraio 2015, scrive che fra i casi «esemplari di manifestazione di deferenza», c’è «la posizione pragmalinguistica assunta dal Nocito nei confronti del giudice Esposito, quando quest’ultimo gli manifesta telefonicamente le sue rimostranze per non avere ottenuto il rinnovo dell’affitto di certi locali da parte dell’amministrazione comunale di Scalea». In questo caso, annota il consulente, «il giudice Esposito chiama Nocito per lamentarsi del Basile e della sua decisione di non rinnovare un contratto di affitto a qualcuno a lui vicino. L’atteggiamento del Nocito è immediatamente accondiscendente». Il consulente poi aggiunge: «Nocito non argomenta, si lascia interrompere, tutti i suoi segnali discorsivi sono solo diretti all’allineamento, prono, le sue uniche produzioni linguistiche operano a dare ragione all’interlocutore, riconoscendo esplicitamente una qualche forma di torto laddove appare evidente che quanto riferito dal giudice Esposito null’altro è che una lecita operazione sindacale di attribuzione». E ancora: «Il Nocito, molto attivo e protagonista nelle conversazioni con il Basile, ammette che nei confronti del giudice è stata operata una netta mancanza di rispetto, ravvede, attraverso i segnali linguistici messi in atto, il potere della persona e riconosce l’arditezza del Basile nell’operare le sue scelte, senz’altro legittime sul piano formale». Nel giorno in cui la consulenza viene depositata, il pm fa le sue obiezioni, spiegando che la richiesta della difesa di «ampliare l’ambito della consulenza» fino alla pragmalinguistica, mette la pubblica accusa nelle condizioni di non poter avere «una prova contraria» e il tribunale nell’impossibilità di poter contrastare le conclusioni del consulente della difesa, proprio perché il tribunale stesso aveva ritenuto «questo incremento valutativo del tutto superfluo». Dunque, per il pm, «si sta introducendo una richiesta di un mezzo di prova che il tribunale ha ritenuto inutile». Il giudice, però, è di altro avviso, e nella sua replica spiega che «la deduzione del pm va respinta» in quanto quello della difesa è «un apporto tecnico-scientifico» che in prospettiva potrebbe anche indurre il tribunale a «valutare se fare un accertamento ufficioso autonomo su questo punto» e dunque permettere le controdeduzioni. Presa la decisione, il professor Cutugno, che aveva già premesso come «la trascrizione di un brano audio è molto fuorviante perché solo l’ascolto restituisce l’informazione», ribadisce infine che dalla telefonata fra Esposito e Nocito, il ruolo di quest’ultimo, «che in altre circostanze non si mostra mai deferente» si “inverte”, proprio in rapporto con il giudice Antonio Esposito.

Sentenza n. 3046/2019 Tribunale Civile di Roma sezione prima; Sentenza n. 450/2024 Corte d'Appello di Roma sezione seconda civile

Sentenza n. 3046/2019 Tribunale Civile di Roma sezione prima; Sentenza n. 450/2024 Corte d'Appello di Roma sezione seconda civile

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