Politica

L’intelligence italiana è in stato di massima allerta

I terroristi sempre più vicini all'Italia. Dopo la strage al museo di Tunisi il Mediterraneo non divide più il nostro Paese dall'orrore del fondamentalismo islamico. Il rischio è alle stelle

I terroristi sempre più vicini all'Italia. Dopo la strage al museo di Tunisi il Mediterraneo non divide più il nostro Paese dall'orrore del fondamentalismo islamico. Il rischio è alle stelle. L'Expo di Milano e il Giubileo di Papa Francesco sono una vetrina mediatica che l'Isis non può perdere, ma la follia jihadista potrebbe scegliere anche altri obiettivi. I servizi di sicurezza italiani sono in stato di massima allerta, come lo erano dopo Parigi e dopo Copenaghen, e ancora prima dopo i fatti di Ottawa e Sidney. Ieri a Brescia il Ros dei carabinieri ha fermato un cittadino pakistano di 30 anni, Ahmed Riaz, accusato di avere legami con un network jihadista. L'uomo, noto come Humayun, già da febbraio era destinatario di un decreto di espulsione emesso dal ministro dell'Interno, perché considerato vicino al terrorismo di matrice confessionale. I carabinieri lo hanno fermato ieri all'esterno del suo appartamento, nei pressi della stazione ferroviaria, e giovedì dovrebbe essere rispedito in patria. Il 30enne, come molti dei mujihaeddin 2.0, utilizzava il web e attraverso i social network condivideva video e foto di ispirazione jihadista, oltre che frequentare i siti di propaganda. Dopo l'attentato al Charlie Hebdo, il pakistano avrebbe anche postato messaggi in cui si mostrava felice per quanto accaduto. Da qui il profilo di un probabile terrorista. Il rischio di attentati in Italia, dunque, è sempre altissimo e gli obiettivi sensibili sono tanti, Vaticano in testa, ma le cellule dormienti e i lupi solitari potrebbero colpire ovunque. Oltre a Roma, nella lista degli obiettivi sensibili ci sono anche città come Milano, Torino, e regione come la Liguria e anche l'Emilia Romagna. Massima attenzione, dunque, nel capoluogo lombardo intorno al Duomo e all'Expo. Così come per Torino nei punti nevralgici della città. La Liguria, poi, è al centro delle investigazione del Ros che ha individuato, vicino Sanremo, una cellula jihadista composta da tre albanesi. Anche in Emilia Romagna «evidenze di analisi investigativa hanno condotto a questa conclusione». Nonostante le rassicurazioni che arrivano da più parti, poi, non è da sottovalutare neanche il rischio di infiltrati nei gommoni di disperati che quotidianamente arrivano sulle nostre coste. Anche se Abu Bakr al-Bagdadi ha in più occasioni lanciato un ordine di offensiva verso Roma e il Vaticano, simboli della cristianità, nulla toglie allo spontaneismo delle varie cellule sparse da tempo sui territori occidentali.

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