polemica

La Russa, il video sui fatti del ’73 e la risposta a Ponzani: “Signora? Non è offensivo...”

Il presidente del Senato valuta di ritirare la querela alla storica

“Ci penso, ma se la ritiro nei suoi confronti devo farlo nei confronti di altri, ma altri non li considero, lei è professoressa, per la verità professoressa a contratto, per quello l’ho chiamata signora perché se la chiamavo professoressa dovevo dire professoressa a contratto...”. Così, a margine dell’assemblea di Sud Chiama Nord, ‘l’Italia dei territori’, il presidente del Senato Ignazio La Russa commenta la vicenda della vicenda della querela nei confronti della storica Michela Ponzani. “Ci penserò”, ha poi aggiunto, rispondendo ancora a chi gli chiedeva se avesse intenzione di ritirare la querela.

La storica ha parlato di responsabilità da parte di La Russa, allora militante del Msi, nella drammatica vicenda della morte nel 1973 dell’agente di polizia Antonio Marino. Alla indignata replica dell’attuale presidente del Senato, aveva criticato l’uso dell’espressione “signora” e non “professoressa” per rivolgersi a lei.

Il video ui fatti del ‘73

Oltre alla replica personale, La Russa è tornato sui fatti del ‘73. “Dopo i disordini del 17 ottobre, quella giornata piena di saccheggi, di violenza, di attacchi alle forze dell’ordine, di feriti, di carabinieri e agenti di polizia, mi permetto di commentare che la violenza va condannata sempre senza se e senza ma”, evidenzia il presidente del Senato sui social: “Dico anche che qualcuno la condanna, per carità, anche a sinistra. Ma aggiunge subito ‘ma però’. E io dico che se c’è ‘però’ la condanna diventa un’attenuante”. Riguardo alla vicenda della morte nel 1973 dell’agente di polizia Antonio Marino, e a quanto detto in tv nel merito dalla storica Michela Ponzani, La Russa ribadisce: “Per quanto mi riguarda personalmente è una completa fake, una notizia del tutto infondata qualsiasi mia responsabilità, qualsiasi mia partecipazione ai drammatici episodi che costarono la vita al povero agente Marino”.

La richiesta di scuse

“Si arrivò a una imputazione in cui io fui completamente estraneo, non fui mai processato per niente - aggiunge - neanche per manifestazione non autorizzata, anzi negli atti processuali è detto che mi adoperai perché non succedessero incidenti”. “Nessuno potrà quindi mai impedirmi di dire chiaro e forte come feci in quella occasione, come fece il Movimento sociale italiano, anche oltre cinquant’anni fa, che la violenza va condannata senza se e senza ma. Ho dovuto dichiarare che avrei adito le vie giudiziarie contro chi avesse voluto accostare il mio nome a quel tragico episodio - prosegue -. E ho detto che sono pronto però a rinunciare, se per esempio, la signora Ponzani decidesse di chiedere scusa per le sue parole”.

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