L'accozzaglia

Vertice a quattro del campo largo. Renzi e i “centrini” ancora esclusi

Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli si vedranno venerdì per primarie e programma. Intanto, i «cespugli» si mettono insieme per superare lo scoglio della raccolta firme

Nella mitologia greca, la metafora del lavoro inutile ha un nome preciso: la fatica di Sisifo. Spingere un masso enorme fino alla cima di una montagna, vederlo rotolare a valle e ricominciare tutto da capo. All’infinito. È la parabola del campo largo: tanto patimento, pochi risultati e ogni volta si torna al punto di partenza.

Eppure, proprio all’inizio della settimana, i leader della coalizione erano riusciti a strappare una specie di accordicchio. Elly Schlein, Giuseppe Conte e il tandem Bonelli-Fratoianni avevano trovato un’intesa, concordando un nuovo incontro per venerdì. Un passo avanti, almeno sulla carta. Ma nella traballante coalizione le tregue durano poco. Neanche il tempo di festeggiare il «tavolino» programmatico che gli alleati si ritrovano già a fare i conti con una nuova polemica: quella sulle esclusioni eccellenti. Il copione è sempre lo stesso: il masso, puntualmente, rotola di nuovo a valle.

Infatti, l’annuncio sull’appuntamento che si terrà tra due giorni è ancora una volta limitato ai leader delle formazioni maggiori. Che fine hanno fatto i centrini? Matteo Renzi resta in attesa negli spogliatoi: Italia Viva non è convocata al preambolo dei grandi. Stesso destino per i cespugli che gravitano nella martoriata area politica. Il più stravagante è quello messo in piedi dall’assessore capitolino Alessandro Onorato in compagnia dei socialisti di Enzo Maraio. Generosamente, il M5S ha ceduto il senatore Luigi Nave per creare una nuova componente del gruppo Misto, Avanti Psi. Un trucchetto per facilitare la raccolta delle firme per Progetto Civico e consentire la corsa del piacione di stanza al Campidoglio.

A Montecitorio si danna anche un originalissimo trio, quello rappresentato da Riccardo Magi, Aboubakar Soumahoro e Bruno Tabacci. Un taxi allestito in fretta e furia che dovrebbe aiutare Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, oltre a Più Europa, a tentare di superare le forche caudine della prossima legislatura.

Poi c’è l’ultima surreale lite, originata dal post del segretario di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo: «Un cittadino non è libero di pensare che Hamas abbia ragione?». Il problema è che proprio nelle stesse ore il partitino della sinistra radicale riceve un gentile omaggio dal Nazareno: la cessione in comodato gratuito del senatore Andrea Crisanti. Un escamotage anche in questo caso per ridurre il numero di firme necessarie a Rifondazione e consentirle di partecipare con il proprio simbolo alle prossime elezioni politiche. Naturalmente, con il campo largo, tutti insieme disperatamente contro Giorgia Meloni.

Una parte in commedia già stabilita dal copione: Italia Viva, i civici di Onorato e Più Uno di Ruffini sono meri portatori d’acqua; la loro presenza nel salotto buono è vietata.

Ieri, a rendere la situazione ancora più confusa, ci ha pensato Goffredo Bettini, con una lunga intervista all’Adnkronos. «Le primarie sono ormai inevitabili, vanno fatte il prima possibile per agevolare una dolce ricomposizione», dice il guru accusato di parteggiare spudoratamente per Giuseppe Conte. Per confermare le sue simpatie, il padre nobile stabilisce: «Schlein ha le carte in regola, l’ex premier ha un profilo di governo, persino di statista».

Infine, il diktat sull’Ucraina: «Dare armi e contemporaneamente mantenere questa torsione europea belligerante non ha senso».

Mette subito in chiaro il senatore Filippo Sensi della minoranza dem: «Il guazzabuglio di Bettini non è la posizione del Pd». Insomma, il supplizio di Sisifo va avanti.

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