La ricomposizione del dissidio interno a Forza Italia nel nome di Aldo Moro? È questa la strada ipotizzata a Bari dal candidato governatore del centrodestra Francesco Schittulli. Se la distanza tra il vertice berlusconiano e la minoranza che si riunisce intorno all’eurodeputato di Maglie aumenta di giorno in giorno, dal palco dello spazio 7 della Fiera del Levante, davanti a quattromila persone riunite per la convention dei "ricostruttori" di Raffaele Fitto, Schittulli ha scelto di leggere le parole dell’ultimo drammatico discorso pubblico di Moro, pronunciato davanti ai gruppi parlamentari Dc il 28 febbraio 1978, come appello all’unità (all’orizzonte c’era la possibilità di un accordo che portasse in maggioranza il Pci): «Procederemo insieme - disse lo statista - Credo concordando, se necessario in qualche momento anche discordando, ma con amicizia. Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi». Il clima nella sala è molto caldo, tra bandiere di Forza Italia, inno nazionale e immagine dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone salutate da uno scrosciante applauso corale. Nelle prime file della sala ci sono i parlamentari pugliesi fittiani (sono assenti i tre "lealisti" Francesco Amoruso, Elvira Savino e Donato Bruno). C’è anche Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, pontiere tra le due fazioni del partito. Schittulli è impegnato nel tenere insieme i fittiani e l’ala berlusconiana doc di Forza Italia, riunita intorno al neoresponsabile regionale, l’ex sottosegretario Luigi Vitali. Nelle ultime settimane le polemiche sono diventate roventi. A Fitto è stato più volte rivolto l’invito a presentare una lista di appoggio esterna al partito, proposta a cui il salentino ha replicato affermando che i suoi candidati «correranno sotto le insegne di Fi». Le tesi di Fitto, delineate nell’intervento conclusivo, sono di forte critica alla linea del partito (pur ricordando di aver sentito Berlusconi dopo l’assoluzione): «Non siamo contro nessuno, vogliamo difendere la nostra storia per rilanciarla. Ci hanno detto: "Questa è la scelta, se volte andate fuori". Ma non si governa così un partito». L’ex governatore pugliese vuole riprendere il dialogo con i 9 milioni di elettori che, dopo aver votato Pdl nel 2008, «ci hanno abbandonato». E attacca frontalmente l’approccio dialogante con il governo Renzi dei mesi passati: «Siamo stati percepiti come forza politica a supporto di Renzi e non come opposizione». Poi un elogio per il premier: «Renzi, da cui mi divide quasi tutto, ha un merito. Porta il centrosinistra nella terza repubblica. La stessa prospettiva la segue Salvini, mangiando il nostro terreno. Abbiamo il dovere di mettere in campo la nostra proposta e un nuovo modello organizzativo di partito che restituisca la centralità dei nostri elettori contro le nomine». Il richiamo ad Aldo Moro, infine, è interpretato dal deputato fittiano Antonio Distaso come un messaggio rivolto a Berlusconi: «La Dc aveva leader di altissimo livello, capaci ricondurre all’unità le diversità: questo dovrebbe fare adesso Berlusconi. Moro legittimò il Pci e creò le condizioni per la democrazia dell’alternanza, Berlusconi ha realizzato questo sistema. Ora rischiamo, grazie a riforme sbagliate, con il centrodestra in crisi, di perdere il valore dell’alternanza tra forze politiche alla guida del Paese».
Fitto guarda al futuro: ispiriamoci a Moro
Convention del leader dei dissidenti nella sua Puglia dedicata alla Dc: "Ricordiamoci che seppe ricondurre a unità le diversità del Paese"
