Politica

Il bunga boomerang degli anti Cav

Condanna o assoluzione, loro non cambiano idea. Raggiunti al telefono dal Tempo, giornalisti e commentatori che con Silvio Berlusconi non sono mai stati teneri, restano fermi sulle loro posizioni,...

Condanna o assoluzione, loro non cambiano idea. Raggiunti al telefono dal Tempo , giornalisti e commentatori che con Silvio Berlusconi non sono mai stati teneri, restano fermi sulle loro posizioni, magari rimuginando sul come sia stato possibile che la Cassazione, confermando l’assoluzione in appello per Berlusconi nel processo Ruby, abbia stabilito che il Cavaliere non si è macchiato del reato di prostituzione minorile e che telefonando in Questura per chiedere l’affidamento di Ruby a Nicole Minetti, non ha concusso il capo di Gabinetto, Piero Ostuni. Peter Gomez, del Fatto quotidiano , dopo aver sottolineato la difficoltà nel provare che Berlusconi conoscesse la vera età di Ruby, si dice certo che «con la vecchia formula della concussione, il Cavaliere sarebbe stato condannato». Per Gomez, infatti, «nel momento in cui, con la legge Severino, la concussione è stata spacchettata in due, per “costrizione” e per “induzione”, era prevedibile che Berlusconi sarebbe stato assolto. La sentenza d’appello dice che la pressione su Ostuni ci fu, ma che per configurare il reato di “induzione”, occorre un vantaggio per il concusso, che manca». Quanto agli effetti sul Ruby ter, nel quale Berlusconi è accusato di aver pagato i testimoni per mentire, per Gomez non ce ne dovrebbero essere, visto che «le testimoni che hanno definito le serate ad Arcore “cene eleganti”, sono state pagate, e questo è più che sufficiente». Per Claudia Fusani, dell’ Huffington Post , «il verdetto ci dice che il profilo penale della vicenda non esiste», ma che «occorre attendere le motivazioni, visto che tutti i fatti sono accertati e però manca la prova che siano reati». Dunque, aggiunge, «ben venga l’assoluzione, ma il processo andava fatto, anche se è stato commesso un errore: disporre il giudizio immediato senza passare attraverso l’udienza preliminare, che avrebbe potuto fare subito chiarezza». Detto ciò, spiega Fusani, «sotto il profilo dell'etica pubblica, i fatti emersi sono molto gravi. Sapere che il mio premier la notte si sollazzava con gente di quella qualità umana, mi induce a essere severissima nel giudizio». Anche Marco Lillo, del Fatto quotidiano , non ha dubbi nell’affermare che «l’assoluzione di Berlusconi sia figlia della legge Severino», mentre ammette che provare la consapevolezza della minore età di Ruby da parte del Cavaliere era più complicato. Lillo, inoltre, è convinto che sulla concussione, i pm avrebbero dovuto puntare non sulla «costrizione», ma sull’«induzione», scovando «un vantaggio implicito di Ostuni». Quanto al fatto che sia Ruby che Ostuni dicano di non essere vittima e concusso, Lillo spiega: «Anche il negoziante a cui fanno saltare in aria la saracinesca dice di non essere una vittima». Gianni Barbacetto, del Fatto quotidiano , afferma che «a naso, se tutti sapevano che Ruby era minorenne, avrebbe dovuto saperlo anche Berlusconi, ma è giusto che i magistrati ragionino solo in base alle prove». Per contestare l’assoluzione del Cavaliere, Barbacetto azzarda anche un parallelo: «Se un pedofilo paga delle minorenni, come facciamo a pretendere di essere duri con lui se nel caso del premier sosteniamo che i magistrati hanno esagerato? La prossima volta che un pedofilo sarà beccato, si chiederà perché lui paga e Berlusconi no». Sandro Ruotolo, «spalla» televisiva di Michele Santoro, non ha voluto commentare la sentenza spiegando di essere concentrato su «altri argomenti» e di non aver «seguito il processo», mentre Corrado Formigli, conduttore di Piazza Pulita , ha declinato così le nostre domande: «Non mi va, non spetta a me commentare le sentenze». Commentarle dopo non si può. Stilarle prima, a processo in corso?

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