Politica

In prima linea o vicino a un uomo

Poco calcolo e tanta passione nella «partecipazione» femminile Stessi sentimenti anche quando lei è moglie o amante di un politico

Donne e politica. Miscela di cui è impossibile decifrare il sapore, perché lo stesso vale con i due ingredienti. Politica. Nessuno può dire di non averci mai sofferto, sorriso, di non averla mai odiata durante l’abbraccio e non rimpianta dopo l’abbandono. Medesima logica per le donne. Il miscuglio, quindi, è quanto di più irregolare possa esserci, da qualunque prospettiva si guardi. E le prospettive sono più d’una. La prima è quando le donne assumono piena iniziativa nella politica, disvelando quella loro realtà amabilmente contradditoria, romantica nell’impeto ma glaciale nel distacco con cui guardano dall’alto ciò che intendono dominare. «L’utero è mio e lo gestisco io» gridavano le femministe negli anni ’70, riducendo la maternità a mera combinazione di meccanismi biologici. Il ventre diveniva scatola molle da tener vuota o piena a discrezione, appunto, «gestionale», con il grande mistero della vita completamente piegato al criterio di volontà. Analogo è l’argomento delle quote rosa. La partecipazione compressa a mero fattore aritmetico, quasi come se il valore dell’impegno politico, della passione che lo accompagna, il solco tra chi merita e chi no sia rinchiudibile in un 'posto', appunto, in una quota. Connotato, questo, proprio di quella politica vecchia che ci si propone sempre di ribaltare ma dalla quale poi si viene contagiati. Perchè allora c’erano le lottizzazioni che distribuivano percentuali di ‘posti’ in base ai partiti e alle correnti, ora ci sono le lottizzazioni di genere. Dunque, le cifre e le caselle da riempire sono antitetiche rispetto alla passione vera, weberiana, secondo cui vivere per la politica significa orientare la propria esistenza per una causa. E questo orientamento le donne, nella storia del nostro Paese l’hanno dimostrato più volte (nonostante le quote rosa). Sia coloro che decisero di protendere se stesse direttamente al gesto politico, sia coloro che lo fecero affidando se stesse all’uomo (politico) amato. Una poesia che corre lungo il sentiero della nostra storia. A partire da quella più scomoda, esorcizzata e mai letta come anche tripudio di vicende umane, il fascismo. Che ha soprattutto due volti. Donna Rachele e Claretta Petacci. La prima, di origine contadina, amò Benito Mussolini nonostante tutto. Nonostante i tradimenti, i dolori, l’assenza. Analfabeta, imparò a scrivere soltanto per firmare le dediche ai pellegrini laici di Predappio. Sublime gesto d’amore è infatti il perpetuare la memoria dell’amato con la propria grafia. Claretta Petacci, invece, amò Mussolini contro tutto. Contro i prodromi di gossip, nel turbine civettuolo di un regime nel quale le scappatelle ducesche regnavano nel pubblico sussurro, contro il comune senso di arcaica moralità, e persino contro la mano che mise fine alla sua vita, in quel 28 aprile 1945. «La sua unica colpa è di aver amato un uomo», dirà di lei Sandro Pertini. E su un amore profondo, vero, fasullo o recitato si marca la cifra di altre donne che costellarono la storia della nostra Repubblica. Che è possibile ricordare attraverso oggetti diventati feticcio sentimentale. La porticina che il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi fece aprire sul lato del Quirinale che dava su via dei Giardini. Si malignava, allora, servisse per far accedere le sue amanti senza occhi indiscreti. E ancora i ciondoli a forma di farfalla, must delle «cene eleganti» di Palazzo Grazioli, con cui Berlusconi omaggiava le sue ospiti su cui si è detto e scritto tutto. O un televisore. Ania Pieroni, raccontò in un libro di Bruno Vespa, lo regalò al segretario del Psi, Bettino Craxi, perché quello che il leader teneva nella sua camera all’Hotel Raphael non aveva neanche il telecomando. Eccola, una prospettiva della miscela tra le donne e la politica. Quella di quando i due ingredienti, si trovano mescolati per la forza trascinante di un uomo, di un leader. Caso diverso quando si mescolano per pura intenzione. E qui ritrovi la passione nel volto rugoso di Emma Bonino, che ha così fuso la politica con la vita da rendere il cancro stesso un fatto politico, grido di rivendicata umanità. La ritrovi ricordando la compostezza di Nilde Iotti, oppure la marcata resa estetica di deputate e ministre dell’era berlusconiana, trasferita pari pari in quella renziana. Un affresco lungo oltre mezzo secolo, in cui si affiancano sentimento (tanto), abilità vere o raggiunte per corsia preferenziale, pregiudizi e verità. A dimostrazione che per fare la storia, le quote rosa non servono.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.