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Highlander Berlusconi

Il Tribunale sconta la pena di 45 giorni Dall’8 marzo Silvio torna in libertà E prepara la risalita LEGGI ANCHE In Forza Italia tutti contro tutti. Verdini: "Non lascio"

Il prossimo otto marzo, oltre la Festa della Donna, sarà il giorno del grande ritorno di Silvio Berlusconi. Il giudice del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Beatrice Crosti, ha infatti concesso al Cav uno sconto di pena per buona condotta, con conseguente a liberazione anticipata, di 45 giorni. La riduzione è relativa all’affidamento in prova ai servizi sociali di un anno, che l’ex premier sta scontando per la condanna nel caso Mediaset. E questo anche se nei giorni scorsi la Procura aveva espresso parere contrario alla liberazione anticipata. La pena alternativa concessa a Berlusconi terminerà quindi domenica 8 marzo, invece di mercoledì 22 aprile. Venerdì 6 marzo sarà dunque l’ultimo giorno di servizio all’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, alle porte di Milano, poi Berlusconi potrà tornare alla politica. Resta, per effetto della legge Severino, la sua incandidabilità, ma su questa è in corso un procedimento alla Corte di Giustizia Europea. E già il Cav prepara il suo ritorno in grande stile, smentendo chi l’aveva dato per finito. Il primo de prufundis fu intonato in vista del fatidico 26 gennaio 1994, data della discesa in campo. Il Cavalier Berlusconi lavorava per la creazione di un polo politico: a livello popolare la cosa accese notevoli entusiasmi, gli osservatori accreditati storsero la bocca. Indro Montanelli tentò di farlo desistere. Altri sentenziarono: «È un imprenditore, non un politico. Lo triteranno». Andato a Palazzo Chigi tra le maledizioni di una sinistra già convinta di aver fatto tombola, al premier il 22 novembre ’94 fu recapitato il celebre invito a comparire proprio mentre presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità a Napoli. Tutto apparve, in perfetto stile italico, in anteprima sul Corriere della Sera. E i «sinistri» in coro: «Berlusconi è finito». Ma mi faccia il piacere, diceva Totò. Poi c’è stato il «ribaltone» . Nel dicembre del ’94 Bossi sfila il sostegno all’esecutivo: un tavolo con due zampe non si regge e, mentre la solita sinistra brinda alla caduta del tiranno, l’Italia si deve bibitare il governo Dini. Tra coloro che pedissequamente , senza pudore e nemmeno buon senso, continuano ad annunciare la fine (politica) c’è L’Espresso. Prendendo un memorabile abbaglio, in occasione delle politiche ’96 vinte da Prodi con l’armata Ulivo, metteva in prima pagina un vignettone del Cavaliere stampandogli in faccia la scritta: «The End». Per Berlusconi nel 2001 si apriranno ancora le porte di Palazzo Chigi. Il «funerale» del Cavaliere è stato poi celebrato in occasioni delle Regionali 2005. Vince il centrosinistra in 11 regioni su 13 e in molti annunciano la fine dell’era Berlusconi. E arriviamo all’altroieri : 2013, si materializza Monti sull’onda dello spread e in diretta tv Michele Santoro officia le esequie: «Caro Silvio ce la faremo anche senza di te». Così mentre i ritorni sul ring del Cav frantumano il record di George Foreman, non può che venire alla mente il film «Higlander» e il celebre sottotitolo: «Ne resterà uno solo». E naturalmente sarà lui, Silvio Berlusconi.

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