Sono le 12.59 quando l’Aula di Montecitorio, dopo due falsi allarmi, esplode in un applauso assordante. Sergio Mattarella raggiunge il quorum di 505 voti al quarto scrutinio e diventa il dodicesimo presidente della Repubblica italiana. Tutti i grandi elettori del Parlamento in seduta comune si alzano in piedi a battere le mani. Non si associano al tributo MoVimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Ma due terzi dell’emiciclo applaude come un sol uomo e la presidente della Camera Laura Boldrini interrompe lo spoglio per lasciare spazio alla standing ovation. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi assiste allo scrutinio nella sala riservata al governo in compagnia di Giorgio Napolitano ed è il primo a twittare: «Buon lavoro, Presidente Mattarella! Viva l’Italia». «Mattarella non è il mio presidente» è la replica a stretto giro di posta dell’altro Matteo, Salvini. In Aula festa tra i banchi del Pd. Franceschini abbraccia Bersani, Maria Elena Boschi fresca di parrucchiere sorride solare, il vicesegretario Lorenzo Guerini e il sottosegretario Luca Lotti - che addirittura abbraccia Rosy Bindi - esultano. Gli ex popolari hanno le lacrime agli occhi, Giuseppe Fioroni gonfia il petto soddisfatto. Anche Angelino Alfano sorride, nonostante il dilaniamento di Ncd e una gestione della partita-Quirinale tutt’altro che lucida. I grandi elettori di FI applaudono pur nella consapevolezza che la battaglia del Colle la vince Renzi e dal campo gli azzurri escono malconci e dilaniati. Il risultato finale ufficiale arriva alle 13.28: i votanti sono 995 su 1.009; alla fine i voti per Mattarella sono 665, sette in meno rispetto al quorum dei due terzi e tre in più rispetto ai potenziali 662 frutto dell’asse tra Sel, Pd, Psi, Democrazia Solidale, Scelta Civica, Gal, Popolari per l’Italia e Area Popolare (Ncd-Udc) che dopo l’appello all’unità di Renzi di venerdì sera scioglie la riserva di prima mattina per bocca del ministro dell’Interno Alfano e decide di votare Mattarella. Le schede bianche sono solo 105 (a cui vanno aggiunte 13 nulle e 14 voti disperi), molte di meno rispetti ai grandi elettori di Forza Italia. Considerando la spaccatura in Ncd - con una quindicina di schede bianche - e quella in FI, è evidente che gli azzurri che votano Mattarella sono tra i 50 e i 60. I suggrafi M5S per Ferdinando Imposimato arrivano a 127. Regge l’asse Lega-FdI su Vittorio Feltri (46). Stefano Rodotà prende 17 voti, Emma Bonino due, come Antonio Martino, Giorgio Napolitano, Romano Prodi e Denis Verdini. Applausi per tutti. Il veleno comunque serpeggia. FI si lecca le ferite e si prepara la resa dei conti interna; Renzi invece ricompatta prima il Pd, poi la maggioranza indebolendo però Alfano e Ncd e anestetizzando al contempo l’opposizione interna. Il colloquio di mezz’ora tra l’europarlamentare e consigliere politico di Silvio Berlusconi Giovanni Toti e Pippo Civati non passa inosservato e qualcuno ipotizza maliziosamente sgambetti su Italcum e riforme. Temi che verranno affrontati dopo martedì, quando alle 10 il Presidente della Repubblica Mattarella giurerà alla Camera per poi salire per la prima volta al Quirinale.
All’una esplode l’Aula Mattarella Presidente
Ma grillini, Lega e FdI non applaudono I partiti si contano con i nomi in codice Sergio parla poco. Per ora - Il notabile cattolico che unirà l’Italia
