Politica

Mattarella verso il Quirinale. Appello di Renzi

A vuoto anche la terza votazione ma alla quarta cambia il quorum: 505 voti. Il premier: "Ampia convergenza possibile per il bene comune dell'Italia" (PROFILO) FI: "Domani voteremo scheda bianca" LEGGI ANCHE #Silvio stai sereno. E Matteo lo frega

Il 72 per cento del campione intervistato dall'Istituto Ixè, per la trasmissione Agorà (Rai Tre), è a favore dell'elezione diretta del Capo dello Stato. I numeri sono dalla parte di chi crede nella riforma della Costituzione. Di chi, favorevole a una svolta nella forma di governo, crede nel Presidenzialismo. Fantapolitica a parte, prende vita a Montecitorio il secondo giorno di elezioni. Al momento, Renzi può contare su 554 voti sicuri con la speranza che il numero cresca fino a 589 unità. Ma è improbabile che Sergio Mattarella raggiunga il numero magico per salire al Quirinale già in una delle due votazioni previste venerdì, entrambe richiedenti il quorum dei 2/3, pari a 673 voti su 1009 grandi elettori.   Ore 9 e 30. Il primo a recarsi in un Aula pressoché deserta è Mario Monti. Il più mattiniero fra i big. Si guarda attorno, passeggia, poi fa una telefonata. Finalmente, l'attesa è premiata e con l'ingresso di altri colleghi può scambiare una parola, in vista del voto. Il più determinato è Renato Brunetta: un falco di razza che non le manda a dire. Si va verso la seconda fumata nera. Pd, Forza Italia e Area popolare hanno annunciato scheda bianca. Il candidato del partito del Nazareno resta l’ex ministro palermitano che ieri ha spaccato la maggioranza e ha messo in discussione il patto sulle riforme sancito con Silvio Berlusconi. L'indicazione per ora arrivata dal capogruppo di FI, Paolo Romani, ai senatori è quella di non votare domani. Ovvero presentersi in Aula e non rispondere alla chiamata. Si teme infatti che 40 azzurri siano pronti a votare Mattarella (la corrente fittiana, ndr). Gli umori dentro il partito di Berlusconi sono altalenanti. Si contesta il metodo con cui Renzi ha scelto il suo candidato. In molti credono nel tradimento del premier e vorrebbero far saltare il patto del Nazareno. Una quota consistente però, quella con radici democristiane, sarebbe orientata invece a proseguire sul cammino delle riforme con il governo. Del resto è lo stesso Romani a spiegare in Transatlantico che "il vulnus sul Quirinale comporterà conseguenze sulle riforme". Duro, come detto, anche Brunetta: "Così si è rotto il patto".   La linea di Forza Italia. La verità è che il centrodestra non è più determinante. Per il momento gli azzurri restano sulla stessa linea illustrata ieri da Berlusconi. Il Cavaliere, oltre alla questione Quirinale, deve chiarire il suo orizzonte: se mantenere il patto con Ncd oppure andare sulla linea dell'opposizione senza se e senza ma della Lega. Il partito azzurro è spaccato e anche le decisioni dei vertici del gruppo di convocare un ufficio di presidenza è stata contestata da diversi deputati e senatori. L'obiettivo di Berlusconi per ora è quello di far fronte comune all'ex delfino, di evitare divisioni interne.   Le mosse di Renzi. Il premier è convinto che si possa ricucire, che il rapporto con FI sia recuperabile. L'intenzione è cercare di recupare Ncd come forza politica alleata di governo e riportare il partito azzurro sulla strada delle riforme. Altrimenti, ha detto in maniera molto chiara il sottosegretario Luca Lotti: "Faremo da soli". "Chi si vuole sfilare lo dovrà fare di fronte al paese", rilancia Lorenzo Guerini rispondendo a Brunetta che ha evocato le elezioni anticipate. La decisione di FI di non partecipare al voto viene ritenuta dai renziani molto grave: nessuna volontà di far saltare il patto, ma così si mette a rischio tutto il percorso portato avanti insieme, compresi i provvedimenti come quello fiscale. Nel Nuovo Centrodestra il confronto è ancora in corso, molti parlamentari siciliani hanno rassicurato il ministro Boschi sull'intenzione di dare il via libera al giudice della Corte costituzionale. Ma molti hanno chiesto ad Alfano di uscire dall'esecutivo. Altri lavorano affinché non si tocchi il governo, ma l'orientamento che emerge è quello di lasciare la porta aperta a qualsiasi scenario. Alfano del resto sarebbe ancora irritato per la gestione della candidatura di Mattarella. Non c'è compattezza sulla scelta di proseguire sulla strada della scheda bianca anche dalla quarta votazione. Intanto il partito democratico serra le fila: questa sera a palazzo Madama, si terrà una riunione di gruppo per capire se domani potranno esserci delle sorprese nell'urna.   La conta e la posizione del MoVimento 5 Stelle. I vertici del Pd sono convinti che non arriveranno franchi tiratori a cercare di affossare la candidatura di Mattarella. In ogni caso c'è un dialogo aperto con il Movimento 5 stelle. Per il candidato dem voterebbero i 444 grandi elettori democratici, 34 Grandi elettori Sel, 45 votanti dei gruppi Scelta Civica e Per l’Italia, 31 grandi elettori del gruppo Autonomie-Psi-Pli. Si arriva, così, a 554 voti. Alcuni esponenti grillini dovrebbero votare per Mattarella. Si tratta di 35 grandi elettori che farebbero salire i pro-Mattarella a 589 unità (ricordiamo che dalla quarta votazione sono sufficienti 505 voti, ndr). Il M5S è attendista. Si aspetta di capire che aria tira prima di decidere se sottoporre Mattarella al voto del web. Intanto, per le prime tre votazioni, i grillini sostengono il nome di Ferdinando Imposimato, premiato dalle quirinarie.   Seconda fumata nera. Anche la seconda votazione va a vuoto: un risultato in copia conforme rispetto a quello di ieri. Il pallottoliere dice: nulle 26, bianche 531, Imposimato 123, Feltri 50, Castellina 34, Bonino 23, Rodotà 22, dispersi 143. Ieri i risultati erano stati questi: 538 bianche, 33 nulle, 120 per il candidato del M5S Imposimato, 35 per Luciana Castellina proposta da Sel, 25 per Emma Bonino, 9 per Romano Prodi. Insomma, spostamenti di consenso minimi, o comunque nei limiti del fisiologico. Se il Pd tiene, Forza Italia resiste nella linea della fermezza. L'Ncd pare avere qualche dubbio in più, ed è proprio sui centristi che si danno da fare per essere centrali che si concentra il pressing di un Pd la cui stabilità sorprende - felicemente - gli stessi quadri del partito.   Pressing per votare Mattarella: vertice Ap-FI. Si apre uno spiraglio sul fronte Ncd e FI verso Sergio Mattarella. Nulla è ancora deciso, le riunioni e i contatti sono frenetici. Nel pomeriggio ci sono stati incontri tra i vertici di Ncd e alcuni esponenti di rango del Pd, ma anche un vertice tra Ap e FI: presenti, viene riferito, Gianni Letta e Denis Verdini per FI, Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Angelino Alfano per Ap. Poi, Alfano ha incontrato il premier Matteo Renzi e poi ancora il sottosegretario Lotti. Al centro del vortice di incontri la possibilità che Ap e FI convergano su Mattarella già domani. Il passo che Renzi deve compiere è di "trasformare" Mattarella nel candidato di tutte le forze politiche che sostengono le riforme. Su questo Ncd è categorica, e sta lavorando su Forza Italia per convincere Silvio Berlusconi, con il quale si è sentito, viene riferito, Alfano. Renzi avrebbe aperto a questa ipotesi.     A vuoto anche la terza votazione. Ancora fumata nera nella terza votazione per eleggere il presidente della Repubblica. Nessun candidato ha raggiunto il quorum di 673 voti. Domani alle 9.30 la quarta votazione, ma l'asticella del quorum si abbasserà a quota 505, la maggioranza assoluta dei 1009 grandi elettori. Oggi a fine giornata i numeri parlano di circa 530 bianche, una settantina di dispersi, una trentina di nulle. Poi 120 al candidato dei grillini, Imposimato, una cinquantina al Vittorio Feltri messo in campo da Fdi e Lega, oltre 30 a Luciana Castellina, 23 a Emma Bonino e 22 all'uomo simbolo dei socialisti, Barani.   Appello di Renzi: "Auspico la più ampia convergenza". In serata Matteo Renzi lancia un appello all'unità, concetto raramente spolverato dal premier in questi mesi di governo. "Finite le prime tre votazioni, siamo arrivati al momento chiave", spiega. Definisce quindi Mattarella "un servitore dello Stato" ed auspica che "divenga il Presidente della Repubblica con un voto ampio di settori della maggioranza e dell'opposizione". Insomma, la richiesta è per la creazione, attorno al suo nome, "la più ampia convergenza possibile per il bene comune dell'Italia". I destinatari sono  gli alleati dell'Ncd e Forza Italia.   Ncd, 11 senatori per il sì. "Dopo l'appello del presidente del Consiglio Matteo Renzi auspichiamo un voto convinto e compatto di Area popolare a sostegno della candidatura a presidente della Repubblica di Sergio Mattarella, persona di alto profilo giuridico ed istituzionale". Lo dichiarano in una nota i senatori di Area Popolare Piero Aiello, Fabiola Anitori, Laura Bianconi, Giovanni Bilardi, Federica Chiavaroli, Francesco Colucci, Ulisse di Giacomo, Antonio Gentile, Giuseppe Pagano, Salvatore Torrisi, Guido Viceconte.

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