Si gioca tutto sulle notifiche la prima partita dell’appello di Ilaria Salis nella causa di lavoro con due suoi ex collaboratori, che in primo grado le è costata una condanna al pagamento di circa 300mila euro per licenziamento senza giusta causa. L’europarlamentare di Avs si è presentata al tribunale di Milano per l’udienza, senza rilasciare dichiarazioni prima di entrare: «Sono serena, non parlo prima dell’udienza». La sua difesa ha chiesto di annullare la sentenza, sostenendo che non sia mai arrivata una notifica regolare del procedimento di primo grado e che, di conseguenza, non sia stata garantita la possibilità di difendersi.
La giudice del lavoro Silvia Marina Ravazzoni ha discusso la questione preliminare. La decisione arriverà domani e sarà trasmessa alle parti via Pec. Non sarà ancora un verdetto sulle ragioni del licenziamento, ma sul modo in cui è stato avviato il primo processo. Se la richiesta di Salis sarà accolta, la sentenza verrà cancellata e la causa ripartirà dal primo grado; se sarà respinta, si procederà con l’esame dell’appello nel merito. Uscendo dal tribunale, l’europarlamentare ha ribadito la propria posizione: «Attendiamo la decisione con serenità».
A chiarire la posta in gioco è stato l’avvocato Federico Manfredi, che assiste Salis: «La decisione di domani sarà sulla corretta instaurazione del contraddittorio, quindi sul fatto che tutte le parti interessate hanno avuto diritto effettivamente a intervenire non in questo appello ma nel giudizio di primo grado». Il legale ha quindi illustrato i due possibili scenari: «Se la Corte riterrà che le notifiche siano state fatte bene andrà avanti nell’esaminare l’appello, se la Corte riterrà, come auspichiamo, che sono nulle, cancellerà la decisione di primo grado e riporterà il processo riavvolgendo il nastro a quando è stato instaurato in primo grado». E ha precisato: «L’esito di domani riguarderà solo la nullità della notifica, non verrà deciso il merito. Dunque sono due le possibilità: o si riporta tutto al primo grado o si riesamina in appello tutto il merito della vicenda».
