Politica

Fine dei cittadini torna la politica

di Fabrizio dell’Orefice

Esce di scena anche Pier Carlo Padoan. Era l’ultimo tecnico, peraltro di gran valore, rimasto in pista per la conquista del Quirinale. Certo, la corsa al Colle può avere ancora mille capovolgimenti, ma quel che conta oggi è che nessuno se la sente più di avanzare il nome di un tecnico. O meglio, di un non politico. E questo è un dato che non va sottovalutato perché significa che si sta chiudendo una fase storica. Quella iniziata qualche anno fa, quando dare del «politico» era diventato un insulto. Quella durante la quale si è cercata la «novità per la novità» a tutti i costi, bastava essere homo novus per potersi candidare a qualunque cosa indipendentemente da ciò che si è fatto prima, dalla propria esperienza, dalla propria storia personale, dalla propria competenza. Una fase in cui andava di moda essere semplici cittadini per dichiararsi meglio dei politici. Non è un caso che proprio ieri altri dieci grillini abbiano annunciato l’uscita dal Movimento 5 Stelle. Anche nella sfida del Quirinale, che Grillo ha giocato in maniera più politica rispetto a due anni fa (quando si affidò completamente a internet), i pentastellati non sono riusciti a essere determinanti. In questi due anni di Parlamento, non sono mai riusciti a entrare in partita, mai a condizionare la politica salvo porre all’ordine del giorno qualche tema importante. Il ritorno della politica, dunque. E ciò che è quantomai sintomatico è il fatto che il candidato in pole position per il Colle è Giuliano Amato, un professore nato proprio come supertecnico e diventato emblema oggi di una classe dirigente che vuole riappropiarsi del proprio spazio e di un Paese che non cerca più «santi» che facciano miracoli ma vuole solo uscire dalla crisi al più presto.

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