Politica

Stefania Craxi: "La fine della sinistra? Avere un capo democristiano"

La figlia ricorda Bettino Craxi a 15 anni dalla scomparsa

Quindici anni fa un grande leader occidentale, Bettino Craxi, venne seppellito ad Hammamet, in Tunisia. Quindici anni dopo, il politico che conquistò la leadership del Partito socialista italiano per poi approdare a palazzo Chigi, che mise in ombra molti potenti capicorrente della Democrazia cristiana e che provocò l’invidia e poi la "vendetta" del Partito comunista italiano, fa ancora parlare di sé. Sua figlia, Stefania, il 19 gennaio di ogni anno va sulla tomba del padre. Un luogo dove l’"altra" sinistra italiana, quella comunista, non è mai andata.     Di norma la sinistra postcomunista impiega 20 anni per riconoscere i propri errori. Ci vorranno quattro lustri anche per capire quelli commessi con suo padre? «La sinistra italiana ha perso l’ennesima occasione per fare i conti con Craxi. Mentre la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è disposta a riconoscere i meriti di mio padre, perché fa un confronto fra un'Italia che cresceva prospera e la nazione miserrima di oggi, la sinistra non ne è capace. E non capisce che se i tempi della storia sono lunghi, quelli della politica non lo sono».     Il Pci temeva Craxi e alla prima occasione, lo scoppio di Mani Pulite, lo pugnalò. Pagandone però il prezzo, visto che ciò gli tolse la necessità di abbandonare il massimalismo per scegliere di diventare una sinistra post-marxista. «È la loro sconfitta storica. E oggi, infatti, sono guidati da un giovane democristiano, che li ha portati proprio nel Partito socialista europeo, di cui uno dei fondatori è proprio mio padre. Trovo vergognosa l’incapacità della sinistra, che si dichiara a mezza bocca socialista, di confrontarsi con la storia».     Per anni Craxi è stato visto come il simbolo di Tangentopoli, ma i casi di corruzione che ogni giorno vengono fuori, dimostrano che il problema non era certo lui. Se mai l’Italia. «Craxi non ha mai corrotto nessuno. A parte qualche ladro, quello era finanziamento illegale ai partiti a cui tutti partecipavano, non ruberie personali. Era una debolezza del sistema nata con l'avvento della Repubblica, durante la Guerra Fredda».     Quando suo padre, in parlamento, fece la chiamata in correità, sfidando le altre forze politiche a negare che ogni partito prendeva illecitamente soldi pubblici per finanziarsi, abbassarono tutti la testa. Che significato ha quell’immagine? «Craxi ha sempre usato il metro della verità, che definiva una medicina semplice da prendere. Basta dirla. E quel giorno in parlamento usò quel metro di fronte alla nazione, e ne seguì un vile silenzio. Lui chiedeva di dare una morte politica alla Prima Repubblica. Quel reato andava giudicato non dalla magistratura, ma alla luce della storia».     Le monetine tirategli addosso all’uscita dall’Hotel Raphael, in piena Tangentopoli, dimostrano che l'Italia è sempre quella di piazzale Loreto, che gli italiani tentano di lavarsi la coscienza "uccidendo" il leader amato e votato fino a un minuto prima? «Gli italiani cercano sempre un capro espiatorio, ma subito dopo vogliono l'uomo della provvidenza che li tiri fuori dai guai, lavandosene le mani e non assumendosi le proprie responsabilità. Quella fu una scena vergognosa e infame».     Ostile fu anche quasi tutta la stampa italiana. «Che ebbe una grandissima responsabilità. Mio padre mi diceva che ci si può difendere da un attacco giudiziario o da un’aggressione mediatica, ma non da entrambi. Per questo scelse la via dell’esilio».     La magistratura gli negò persino la possibilità di venirsi a curare in Italia quando era gravemente malato. Riuscirà mai a perdonare? «Io non porto rancore, ma non devo perdonare nessuno. Il perdono non è una categoria dello spirito che mi appartiene. Chiedo solo che si restituisca a mio padre l’onore politico».     L’ex numero due di suo padre, Giuliano Amato, che molti accusano di aver tradito Craxi, potrebbe essere il nuovo presidente della Repubblica. «Se davvero Amato, uomo di grande intelligenza, è in corsa, io ne sono ben lieta, ma significa che in una sinistra ancora avvolta nel sudario giustizialista, i conti non tornano. Com’è possibile che il vice di mio padre diventi Capo dello Stato mentre lui, considerato dalla sinistra un delinquente, è morto in esilio?».     L’Occidente sembra privo di leader autentici. Debole è la leadership americana, debolissime quelle europee. Craxi aveva una visione e un carisma innegabili. È forse l’evidenza di questa differenza che sta portando alla sua riabilitazione? «Tutti i leader che si affacciano sullo scenario politico italiano vengono paragonati a lui. Oggi la politica è debole, soprattutto in Italia, a causa della distruzione dei partiti. Se non abbiamo leader all’altezza è anche perché non c’è più un luogo dove selezionare la classe dirigente. Craxi non è nato dal nulla, ha fatto una gavetta lunga, dura e difficile nel Psi, acquisendo convinzioni profonde ed esperienza. Poi, certo, di suo aveva la schiena dritta e il coraggio».     Cosa farebbe oggi Craxi se guidasse l’Italia? «Credo che se ci fosse mio padre, l’Italia non sarebbe in queste condizioni».

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