Chi conosce Silvio Berlusconi, giura che quando mercoledì l’ex premier si troverà faccia a faccia con Renato Brunetta, tutta la tensione si scioglierà in una battuta e poi in un abbraccio. Non sarebbe la prima volta che uno scontro apparentemente insanabile viene risolto dal leader azzurro «a tarallucci e vino». L’esempio più recente riguarda gli attriti con Raffaele Fitto, esplosi violentemente in un ufficio di presidenza e «ricuciti» con un lungo pranzo chiarificatore. Berlusconi, peraltro, è noto proprio per sapersi fare di volta in volta concavo o convesso, a seconda dell’interlocutore e della convenienza del momento. E c’è chi, in Forza Italia, tende a spiegare le intemperanze di Brunetta proprio con questo comportamento dell’ex Cavaliere, che sembra sempre dare ragione a tutti: «Renato è stato sempre molto critico sul Patto, è vero, ma se negli ultimi giorni ha intensificato i suoi attacchi è stato perché Berlusconi si lamentava sempre della poca chiarezza di Renzi, era infuriato per la decisione del premier di nascondere il nome per il Quirinale fino alla fine». Nonostante ciò, difficilmente il durissimo botta e risposta di sabato resterà senza conseguenze. Da tempo Berlusconi medita di sostituire Brunetta con un parlamentare più «fidato» nel ruolo di presidente dei deputati. In realtà, sono stati diversi tra gli stessi deputati ad avergli implorato questa mossa fin dall’inizio della legislatura, «stressati» dai metodi piuttosto spicci dell’ex ministro della Funzione pubblica. Ma il leader azzurro aveva sempre resistito. Convinto, peraltro, anche dall’innegabile stakanovismo di Brunetta. Ora, però, le cose sembrano cambiate. E da tempo tra i parlamentari circola il nome di Mariastella Gelmini come probabile nuova capogruppo. Le prove generali della sfiducia a Brunetta sarebbero state fatte con la lettera «pro-Nazareno» redatta da Paolo Romani (d’accordo - si vocifera - con Denis Verdini) e fatta firmare a gran parte dei deputati, con l’eccezione dei fittiani. Ma l’ipotesi che si vada alla conta già mercoledì appare in questo momento assai improbabile. Arrivare a un’epurazione di Brunetta, infatti, esaspererebbe ulteriormente gli animi di coloro che, come l’ex ministro, sono ormai esasperati dalla linea politica «pro-Renzi» ma che, soprattutto per il fortissimo legame con Berlusconi, hanno finora votato le riforme turandosi il naso. Meglio, quindi, aspettare che si calmino le acque, cioè che sia archiviata la pratica del Colle. E sarà l’esito della stessa a determinare il destino di Brunetta. Se servirà un uomo di pace, lui tornerà a fare il soldato semplice. In caso contrario - se Renzi dovesse violare il Patto proprio sul Quirinale - il capogruppo resterebbe al suo posto e sarebbe lasciato libero di attaccare a testa bassa. Una cosa è certa: Brunetta, lo ha ribadito a chi ha avuto modo di ascoltarlo in questi giorni, non ha alcuna intenzione di dimettersi. Semmai, sarà Berlusconi a doverlo cacciare.
Brunetta rischia il posto di capogruppo
Dopo il botta e risposta con Berlusconi salgono le quotazioni di Mariastella Gelmini
