Politica

La prima e l’ultima volta

Con Napolitano, ecco la conclusione, il presidenzialismo è stato sdoganato. D’ora in poi sarà più complicato sottrarsi alla suggestione dell’elezione diretta, anche se Renzi e tanti suoi colleghi di...

C on Napolitano, ecco la conclusione, il presidenzialismo è stato sdoganato. D’ora in poi sarà più complicato sottrarsi alla suggestione dell’elezione diretta, anche se Renzi e tanti suoi colleghi di partito o di altri partiti sperano che il prossino Capo dello Sato se ne stia buonino sul Colle come il Cossiga dei primi anni. Tutte queste «prime volte» di Napolitano ad alcuni osservatori e ad alcuni partiti sono sembrate eccessive e persino sbagliate. La pensa così Grillo, è dello stesso avviso Salvini, Berlusconi lo ritiene della propria defenestrazione, che è poi è diventata definitiva, con una sorta di gioco, loro dicono «complotto», condotto in sintonia con alcune cancellerie europee e la Bce. La mia opinione non è questa. Penso che Napolitano si sia trovato in una situazione per tanti aspetti eccezionale. Capitò la stessa cosa a Pertini, fra terrorismo e sfacelo del post-terremoto, e lui reagì diventando icona dell’unità nazionale e del buongoverno, Napolitano ha dovuto «governare», invece, la fine della Seconda repubblica e il passaggio alla Terza, ancora ignota. L'ha fatto alla sua maniera, tirando fuori del «carattere» che i suoi stessi compagni di partito pensavano fosse una sua riserva nascosta, talvolta troppo. Nel momento dell’addio, critici e sostenitori, dovranno ammettere, però, che le «tante prime volte» di King George ne fanno il presidente più importante, finora, della storia repubblicana.

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