Se non fosse stato per l’ennesima ciambella lanciata da Palazzo Chigi al Campidoglio, la vicenda dello "sciopero bianco" dei vigili urbani di Roma nella notte di San Silvestro sarebbe, forse, se non finita quanto meno ridimensionata a quello che è: una vertenza interna, sindacale, amministrativa, politica. E invece no. Con 48 ore di ritardo il premier Renzi twitta: «Leggo di 83 vigili su 100 a Roma che non lavorano "per malattia" il 31 dicembre. Ecco perché nel 2015 cambiamo le regole nel pubblico impiego». Una tanica di benzina sulla quale, poco dopo, ci pensa il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, a gettare un fiammifero acceso: «Avanti con la riforma per premiare le eccellenze che ci sono e punire gli irresponsabili». Una strumentalizzazione mediatica ovviamente ben accolta dal sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino: «Chi ha finto di essere malato, chi ha inventato scuse ne dovrà rendere atto nei modi previsti dalla legge e assumersi le proprie responsabilità. Stiamo facendo tutte le verifiche per accertare le responsabilità». Un gioco squisitamente politico insomma, tant’è che chi dava per imminente l’apertura di un’inchiesta della procura è rimasto deluso. Così come una parte del Pd che si è chiamata fuori dalla gongna su un’intera categoria, quella dei vigili a Roma e, in generale, sui dipendenti della pubblica amministrazione, che rischia di essere un boomerang. Tace la maggior parte dei consiglieri comunali, così come il commissario del Pd Roma, Matteo Orfini, lasciando la scena al trio Renzi-Madia-Marino. C’è tuttavia chi "osa" percorrere una strada più mite, come la deputata Ileana Argentin che dice «stop al fango sull’intera categoria» e al dirigente del Pd Lazio Stefano Pedica che punta al vicesindaco Sel, con delega al Personale, Luigi Nieri: «Guardi alla luna invece di puntare il dito, si chieda per quale motivo la notte di San Silvestro l’83% dei vigili ha disertato il posto di lavoro». Così come è doveroso chiedersi come mai sempre nel turno della notte del 31 dicembre si sono presentati solo 7 su 24 autisti della metropolitana A, costringendo migliaia di romani ad attendere i treni anche per 40 minuti. Non è un particolare da poco, questo, sul quale la politica nazionale dovrebbe interrogarsi se davvero le vicende romane stanno poi così a cuore. E se per il Pd ormai tutto ciò che accade nella Capitale è sempre colpa di qualcun altro, l’opposizione non resta a guardare e punta dritto al traguardo di elezioni anticipate. «Renzi, invece di prendersela coi vigili mandi a casa Marino. Roma non merita un sindaco che non ha neanche il controllo del suo personale», scrive la presidente di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni; ancora più diretto il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: «A Roma vigili e autisti di autobus protestano. Invece di prendersela con loro, Renzi licenzi il primo problema di Roma: il sindaco Marino». Per il coordinatore romano Ncd, Gianni Sammarco, si tratta dell’ennesimo «sintomo di una città che versa ormai nel degrado più assoluto a causa di un’amministrazione cieca e incapace». E ancora il leader della Civica Alfio Marchini: «La macchina amministrativa di Roma non ha mai brillato per efficienza. Con Marino si è addirittura paralizzata, della serie al peggio non c’è mai fine». Alcuni esponenti che hanno commentato l’ennesima paradossale vicenda che riguarda Roma, così come i molti che hanno invece taciuto, sono già pronti per la campagna elettorale che a inizio 2015 sembra ancora più vicina.
Vigili «fantasma», Matteo soccorre Marino
Il premier si scandalizza per l’assenteismo e rilancia sulla riforma della Pa L’opposizione attacca: sindaco incapace di governare Roma, subito al voto
