Politica

La sfida dell’altro Matteo: presto al governo

Il leader della Lega presenta il progetto per il Centro-Sud, la civica «Noi con Salvini»

Il progetto dell’altro Matteo diventa realtà. In una sala del Mappamondo gremita il segretario della Lega Nord sbarca al Centro-Sud con «Noi con Salvini», il nuovo soggetto politico che guarda soprattutto a chi non ha mai fatto politica sinora e sembra connotarsi più come lista civica che come partito. Simbolo tondo, scritta gialla e bianca in un cerchio blu («giallo e blu danno il verde» leghista, precisa Salvini per non scontentare i nostalgici di Alberto da Giussano) e un sito internet cui accedere per effettuare la preadesione. Salvini entra alla Camera con una giacca a vento giallo fosforescente e viene attorniano da telecamere, fotografi, microfoni prima e dopo la conferenza stampa. In sala gente venuta da tutto il Mezzogiorno: s’odono accenti napoletani e siciliani. Ci sono intellettuali di destra orfani della loro cultura che s’aggrappano a Salvini. Poi ci sono i romani, come il consigliere comunale Marco Pomarici. Qualche ex: Silvano Moffa, Giorgio Ciardi. Una miriade di municipali lì per strappare un selfie col leader. Ma c’è soprattutto lui: Matteo Salvini. Con il suo programma in «cinque semplicissimi punti»: Europa, euro, immigrazione, fisco, giustizia e legalità. «Un progetto diverso da quello di Renzi», precisa. Tradotto: difesa del made in Italy; superamento della moneta unica; revisione di tutti i trattati. «Vogliamo riprenderci la nostra sovranità. L’Europa non è la soluzione ma la fonte principale dei nostri problemi». E ancora: controllo dell’immigrazione e chiusura dei campi rom; flat tax con aliquota unica al 15%; abolizione degli studi di settore; basta indulti. «Non il paradiso in terra, ma un posto dove tutti hanno stessi diritti e doveri», è il nuovo vangelo della destra lepenista secondo Matteo. Funzionera? Salvini ne è sicuro: «Adesso c’è quella maturità al Centro e al Sud che non c’era 15 anni fa quando ci abbiamo provato - spiega - Dal Salento alla Campania, da Roma alla Sicilia, c’è voglia di autonomia collegata alla responsabilità». Tuttavia - precisa - «non cambiamo il nostro Dna: autonomia, federalismo, diritto all’autodeterminazione dei popoli». L’obiettivo è imporsi. «Non presentiamo un progetto salvifico o di redenzione. Ci siamo perché ce lo chiedono migliaia di persone. Vogliamo giocarcela dappertutto, perché ce lo stanno chiedendo le persone dalle società più disparate e disperate - annuncia il segretario del Carroccio - Ci contatta gente che ci dice: non avrei mai pensato di rivolgermi alla Lega. Noi accettiamo la scommessa rivolta a quel 50% di italiani che schifa la politica». Salvini ribadisce che il candidato sindaco di Roma «dovrà essere di Roma», non chiude a una «sindaca» (e in tanti pensano a Giorgia Meloni) e spiega: «Noi non abbiamo mai attaccato i cittadini del Centro e del Sud, ma il cattivo governo. Roma ladrona? È quella che sta emergendo in questi giorni: Mafia Capitale». Salvini chiude ad Alfano («per lui non c’è spazio»: applausi scroscianti) e a Forza Italia chiede chiarezza nel rapporto con Renzi sulle riforme, precisando però: «Il mio competitor non si chiama Berlusconi o Alfano, non mi interessano alchimie nel centrodestra o frittate del passate. Voglio costruire l’alternativa a Renzi. Al governo ci andremo, non so quando sua maestà ci concederà di andare a votare, ma ci andremo». Ma chi parteciperà al progetto di Salvini? Chi ha chiesto di entrare e ha già avuto altri incarichi verrà «valutato con assoluta attenzione - spiega Salvini - Se c’è gente che vuole prendere il tram per salvare la poltrona, a me non interessa. Non siamo qui a fare la ricicleria». Porte spalancate invece a chi «non ha mai avuto incarichi politici» perché «entra immediatamente». Tra i requisiti richiesti «onestà e fedina penale pulita».

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