Rivolta organizzata

Quando Soumahoro invitò alla Camera gli amici di Youssef Siher

L’Organizzazione Alba Nascente (OAN) partecipò a una conferenza stampa alla Camera dei deputati per parlare di cittadinanza e immigrazione. Il suo presidente e rappresentante legale è Youssef Siher: il trentenne fermato nell’inchiesta sul Movimento 17 Ottobre, ritenuto dagli investigatori uno dei suoi promotori e accusato di istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e terrorismo. Sul suo profilo Instagram scriveva: «L’Islam plasma la sua lotta per la liberazione nazionale e contro il colonialismo», riferendosi a Hamas. Nella biografia compare in arabo un’altra frase: «Non puoi sconfiggere coloro che credono che la morte non sia la fine».

Ma come è arrivata l’associazione a prendere la parola in Parlamento? Attraverso l’iniziativa di Aboubakar Soumahoro, eletto con Avs e passato al gruppo Misto nel gennaio 2023. L’appuntamento si tenne il 27 settembre 2024, nell’ambito della presentazione di due proposte di legge del deputato. Nello stesso anno, Alba Nascente sarebbe stata segnalata dall’intelligence per la diffusione nelle comunità musulmane europee di propaganda riconducibile a Hamas e al Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Alla conferenza stampa, organizzata da Italia Plurale, intervenne Rahma Bourjlati in rappresentanza di Alba Nascente. Le proposte riguardavano un allenamento dei requisiti di accesso alla cittadinanza e delle norme sull’immigrazione.

L’associazione rivendicò quella partecipazione su Instagram il 2 ottobre 2024, ringraziando Soumahoro. L’intervento, spiega OAN, aveva avuto l’obiettivo di «promuovere il dialogo e la coesione sociale», con particolare attenzione alla comunità musulmana in Italia. Auspicava inoltre una legislazione moderna e inclusiva, capace di favorire percorsi chiari di integrazione per chi vive e lavora nel Paese. Dialogo, coesione sociale, integrazione. Ma che cosa si leggeva sul profilo del suo presidente?

Il giorno stesso dell’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, Siher rispondeva su X a un messaggio di Matteo Salvini in sostegno di Israele con «Allahu Akbar», accompagnato da cuori nei colori della bandiera palestinese. L’8 ottobre 2023, il giorno successivo alla strage, pubblicava su Instagram «I am Palestinian», con la bandiera palestinese. Il 14 ottobre, una settimana dopo l’attacco, un’altra slide sosteneva: «Il diritto internazionale riconosce ai palestinesi il diritto di “resistere all’occupazione sionista” utilizzando “qualsiasi mezzo necessario”». Qualsiasi. A dicembre 2023 arrivava il carosello «Hamas = Isis? Il ruolo dell’Islam. Un commento». Siher scriveva che l’Isis non rappresentava l’Islam, mentre «Hamas è invece autenticamente plasmata sui valori dell’Islam, nel quale identifica i suoi ideali». Proseguiva: «Hamas è ideologicamente religiosa», richiamandone lo statuto del 2017. Poi: «Hamas non strumentalizza l’Islam per fini politici». La sua lotta veniva descritta come liberazione nazionale e opposizione al colonialismo. Insomma, un chiaro supporto. Negli scritti di Siher c’è anche una valutazione esplicita dell’attacco. Il 5 settembre 2024, su Miccia, rivista di Voice Over Foundation, definiva l’Operazione Diluvio al-Aqsa «un atto rivoluzionario di decolonizzazione» e, nello stesso testo, «un atto di liberazione». Non semplicemente “resistenza”, dunque: queste sono le parole pubblicate a sua firma.

Il dato cronologico è degno di nota: i post del 2023 e l’articolo del 5 settembre 2024 precedono tutti la partecipazione di OAN alla Camera del 27 settembre. L’associazione prese quindi la parola in quella sede quando il suo presidente aveva già pubblicamente presentato l’attacco di Hamas come liberazione e decolonizzazione.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.