N on sappiamo più come scusarci con i lettori de Il Tempo ma siamo costretti a occuparci, di nuovo, del sommo Roberto Saviano che dalle pagine de L’Espresso torna ad adombrare chissà quali commistioni tra Il Tempo e i cattivi di Mafia Capitale. Per la sua filippica Saviano sceglie il giorno peggiore e fa anche finta di non accorgersene. Il giorno peggiore (per le sue tesi) è quello in cui il procuratore Pignatone afferma pubblicamente che «Il Tempo» e i suoi cronisti hanno esercitato il diritto di cronaca (cosa che peraltro già traspariva nitidamente dalle informative dei carabinieri). La cosa drammatica è che lo scrive lo stesso Saviano, pure senza accorgersene (gli capita spesso: ha copiato tanti articoli, senza accorgersene) riportando un sms virgolettato di Buzzi che allora nessuno immaginava poter essere ciò che oggi i pm ritengono sia: «Il direttore del Tempo ha preso tutti i materiali che ha portato per approfondire il tutto entro breve». Per approfondire, non per scrivere sotto dettatura. Bene: il giornalismo (quello vero, non da copia-e-incolla) è esattamente questo. Recuperare il materiale e approfondire un tema. Se davvero ci fosse stata commissionata una campagna stampa, non ci sarebbe stato bisogno né di portare il materiale né di approfondire. Avremmo scritto sulla fiducia. Ma visto che ci fidiamo (e non sempre) solo di noi stessi, prima verifichiamo le carte, poi le studiamo e quindi scriviamo. Non ci limitiamo a copiare e basta. Noi.
A proposito di Saviano
Il copia & incolla e le regole del giornalismo
