Passano anche attraverso il campo nomadi di Castel Romano gli affari che il numero uno della Cooperativa 29 Giugno, Salvatore Buzzi, e l’ex estremista di destra Massimo Carminati, «figure apicali» della presunta cupola mafiosa romana, portavano avanti nel settore della gestione dei rom. Su quel campo, stando alle carte dell’inchiesta, «si combinavano illecite intese con la Pubblica Amministrazione, reati sul versante economico e tributario, violazioni costanti della legalità prevista dal codice degli appalti». Un luogo «dove la presenza di Carminati garantisce interlocuzione con l’amministrazione comunale ai più alti livelli». Qui verrà utilizzato Luciano Casamonica come «mediatore culturale» nel momento in cui Buzzi si troverà ad affrontare la necessità di far digerire ai rom l’arrivo di altre famiglie da Ponte Marconi. Fondamentali le pressioni sugli uffici comunali esercitate da Buzzi per l’inserimento in bilancio di fondi per l’«allargamento dell’allargamento» del campo nel 2012, circa 5 milioni di euro. Gancio fondamentale in Comune sembrerebbe essere stata Emanuela Salvatori, all’epoca responsabile dell’Ufficio Rom del Dipartimento Politiche Sociali. È lei che segue la pratica per i lavori al campo, e che richiederebbe a Buzzi «giustificazioni contabili, anche fittizie, da allegare alla documentazione», fra cui una relazione retrodatata che falsifichi, aumentandoli, il numero degli ospiti del campo, al fine di giustificare l’allargamento. Quei lavori vennero eseguiti dalla Cesas Srl di Sacrofano, ma sovraintesi di fatto da Agostino Gaglianone, tra gli arrestati. Anche qui emerge il ruolo di Carminati. In un’intercettazione, Salvatore Buzzi parla con Giovanni Campennì: «Il costruttore fattura a me e io quando incasso gli ridò i soldi (a Carminati, ndr) e quindi lui riprenderà i soldi dal costruttore. Tutto legale ma come lui ha pagato il costruttore non lo so». Poi Buzzi afferma: «Pe’ fa’ il campo ovviamente, quanto avevamo preventivato? Cento... invece che cento è venuta centoventi ...eh... trecentomila euro in più». Il campo rom di Castel Romano sembra essere una creatura di Carminati e Buzzi sin dal 2007, quando vice capo segreteria del sindaco Walter Veltroni era Luca Odevaine, anche lui finito agli arresti. Il campo lo realizza la Impegno per la Promozione di Sandro Coltellacci, anche lui nella galassia 29 giugno al costo di 5,3 milioni. L’investimento iniziale è al 50%. E Carminati, stando alle intercettazioni, porterà «in una valigetta» 600mila euro «tutte a carte da cento», per le opere di urbanizzazione, d’impresa «e poi, ce siamo divisi chi pagava chi. Io me so preso le casette mobili e lui la costruzione del campo», dice ancora Buzzi. Ancora oggi, per gestire le 928 persone presenti, la 29 Giugno (attraverso la Eriches 29) incassa dal Campidoglio circa 2 milioni di euro l’anno. Un affare anche l’accoglienza rifugiati, anzi il «sistema Odevaine» come l’hanno ribattezzato gli inquirenti a partire dal nome dell’ex capo della polizia provinciale e membro dal Coordinamento nazionale sull’accoglienza che, stando a quanto ipotizzato dalla procura, avrebbe «orientato le scelte del tavolo al fine di creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dai soggetti economici riconducibili a Buzzi e Coltellacci» ricevendo come contropartita «una retribuzione mensile di 5.000 euro». Odevaine, in particolare, come emerge dalle intercettazioni si è assegnato il «merito» di aver fatto lievitare i numeri dell’accoglienza romana, 2.500 posti anziché 250 come stabilito dal ministero dell’Interno, la maggior parte allestiti nei centri del consorzio Eriches 29, riconducibili a Buzzi, tuttora aperti. Per la procura è acclarata «l’esistenza di un accordo, per cui i richiedenti asilo e rifugiati assegnati dall’Anci a Roma andavano divisi «al 50%», costituendo un vero «cartello» che rendeva più complesse analoghe possibilità d’impresa ad altre cooperative od associazioni presenti nello specifico settore». La lottizzazione del territorio non consentiva deroghe, e Buzzi reagisce alla notizia che in città sarebbe stato aperto un centro per siriani: «Allora, di’ a Elton non sparasse cazzate (..) l’accordo con l’Arciconfraternita è ferreo, cinquanta e cinquanta. Perché dice hanno aperto un centro co’ sessanta siriani? (..) Io c’ho un accordo che non viene mai tradito».
Così la Cupola «faceva cassa» anche col business dei nomadi
Il campo «dei miracoli» di Castel Romano
