Tubercolosi, scabbia, e ora anche meningite. E purtroppo mortale. Quando si parla di immigati e rifugiati gli allarmi sanitari si allungano. L’ultima bruttissima notizia arriva dal Cara di Sant’Anna Isola Capo Rizzuto, il centro di accoglienza immigrati e richiedenti asilo più grande d’Italia in provincia di Crotone, dove un interprete che lavorava per conto del ministero degli Interni è morto di meningite. Il decesso è avvenuto ieri pomeriggio alle 16.30. A darne notizia il Sap (sindacato autonomo di polizia) che aveva registrato il forte allarme tra i poliziotti che lavorano nel centro, quando si era sparso il tamtam del contagio, ma anche tra la popolazione locale, perché il Cara «non è un carcere - sottolinea Gianni Tonelli, segretario generale del Sap - e gli immigrati sono liberi di entrare e uscire dal centro e di spostarsi sui mezzi pubblici, frequentando gli stessi ambienti degli italiani, in assenza di meticolosi controlli sanitari, per i quali - dice - ci vorrebbe un esercito di medici». Le condizioni del mediatore culturale, un giovane arabo che lavorava per un’agenzia privata chiamata dalla locale Questura, ricoverato in rianimazine all’ospedale di Crotone erano apparse subito gravissime. Il personale che lavora al Cara è nel panico. Gravi perplessità e preoccupazioni si registrano anche tra i numerosi poliziotti e volontari che lavorano in questa struttura che risulta essere il centro di accoglienza più grande d’Italia con 1.500 ospiti che durante gli sbarchi arrivano anche a 2.000. Circa 200 agenti che si dividono quotidianamente i turni per sorvegliarli e soprattutto accoglierli. Una situazione spesso esplosiva, come dimostrano le cronache recenti. A settembre scorso ci fu un’insurrezione con 150 migranti che occuparono l’autostazione delle linee Romani che hanno preteso con un’azione plateale un bus per il Cara. «Il problema sanitario - attacca Tonelli - unito alla mancanza di protocolli sanitari di prevenzione adeguati che il Sap da tempo denuncia, rischia di diventare esplosivo per i poliziotti, ma anche per la popolazione civile». Né rassicura, continua Tonelli «il comunicato della Asl di Crotone che minimizza il problema ma non risolve certo le cose. Qui siamo tutti consapevoli - continua - che esistono anche molti casi di portatori sani, ma indubbiamente nell’ambito di un centro così affollato i rischi per gli operatori aumentano in maniera sostanziale senza adeguate misure di prevenzione e profilassi che, oggi come ieri, sembrano mancare e quasi non interessare il Viminale». La Asl, dal canto suo, che aveva subito attivato una task-force di controllo, aveva confermato la «grave sintomatologia» smentendo però la correlazione della patologia con l’attività professionale svolta nel centro immigrati». Si tratta di «un caso "sporadico" - spiega la Asl in un comunicato - che rientra nella normale casistica dei ricoveri e nessuna correlazione può essere fondatamente posta con il suo lavoro presso il Campo Profughi Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto». L’azienda sanitaria sottolinea che «gli ambienti sono stati sanificati» e che la necessaria profilassi antibiotica si è resa necessaria «solo» per le persone che sono state a diretto contatto con il malato. Tonelli attacca «Mare nostrum, ieri, e oggi Frontex, cambiano i nomi ma non la sostanza. Il problema - continua Tonelli -, che avevo denunciato quest’anno quando a giugno sono andato in visita a Pozzallo, nelle zone di sbarco degli immigrati, rimane sul tappeto, non esiste una cintura sanitaria che preservi non solo gli operatori di polizia, ma la cittadinanza del nostro Paese da rischi, contagi per malattie infettive. Si è parlato di Tbc, di scabbia, oggi di meningite. Ma le persone che sbarcano possono o meno scegliere di sottoporsi a visite e cure mediche, a cure mediche, e possono in tutti i Cara in cui sono ospitate, uscire ed entrare liberamente.
Meningite mortale al centro immigrati
Morto un interprete della Questura di Crotone. Era in coma da due giorni. Panico a Capo Rizzuto, la struttura di accoglienza più grande d’Italia
