In certe occasioni il parterre conta quasi più dei relatori. E così, al Tempio di Adriano per la kermesse di Raffaele Fitto «Per un’alternativa», c’è un campionario di tutto quel centrodestra che non vuole morire renziano né salviniano. I fedelissimi dell’europarlamentare, certo: da Sisto a Capezzone, da Bianconi a Palese. In tutto una quarantina tra deputati e senatori. E le «new entry» azzurre come Augusto Minzolini, finora «eretico» rispetto alla linea di Berlusconi ma non propriamente «fittiano». E, infine, tanti altri frammenti del centrodestra che fu: da Andrea Ronchi a Francesco Storace, da Adolfo Urso a Luciano Ciocchetti per arrivare a Gianni Alemanno. Che ciò precluda alla nascita di un nuovo partito è lo stesso Fitto ad escluderlo: «Questo evento non è in contrapposizione a Berlusconi. Col presidente ho parlato anche oggi e se il nostro pranzo è stato rinviato è solo perché c’erano altri impegni. Ma ci vedremo la settimana prossima. Noi non combattiamo contro qualcuno, ma per qualcosa». Quel qualcosa sono i «contenuti». Fitto si lancia un un’articolata critica dell’attività del governo Renzi dal punto di vista economico. Ma, inevitabilmente, quelle che tutti attendono sono le parole sul futuro di Forza Italia. «Noi non abbiamo bisogno di centravanti - dice Fitto pungendo Berlusconi - ma di una squadra scelta dal basso». Il punto è sempre lo stesso: primarie. Quella parola che l’ex premier non vuole proprio sentire e sulla quale Fitto sta giocando tutta la sua partita politica. Il clima, in effetti, è già da sfida a Salvini (e, perché no, anche a Corrado Passera che ha ribadito l’intenzione di candidarsi premier alle prossime Politiche). L’europarlamentare pugliese prova a parlare già da leader. Lo fa, in particolare, citando a più riprese un «faro» dei moderati come Margharet Thatcher: «Non bisogna aspettare che i voti cadano dagli alberi, bisogna andarseli a prendere uno ad uno». La sala gli tributa un’ovazione. Sala piena, peraltro. Per entrare, bisogna aspettare che qualcuno esca. «E pensare che dicevano che saremmo stati quattro gatti» sibila un parlamentare fittiano. Riferendosi a chi, non è difficilissimo immaginarlo. La sfida di Fitto fa proseliti. Ma c’è chi ridimensiona l’europarlamentare pugliese, come Giuliano Ferrara che, in un’intervista al Corriere , spiega che il vero erede di Berlusconi è Renzi e invita a spiegare l’utilità del Patto del Nazareno anche «a quei due Nobel di Fitto e Brunetta». Il capogruppo azzurro alla Camera non ci sta e reagisce: «Caro Giuliano - scrive in una lettera pubblicata da Dagospia - meriteresti un Nobel della pisciata calda».
Fitto prepara la partita anti-Salvini
Sala piena per la kermesse romana. Spuntano gli ex An Urso, Ronchi e Alemanno L’europarlamentare: «Voglio le primarie». E Passera lo sfida: «Mi candido premier»
