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Jobs Act, la Cgil ora si appella all’Europa

Leonardo Ventura Contro il Jobs Act la Cgil rinforza le proteste. Oltre allo sciopero generale del 12 dicembre sul tavolo del segretario generale Susanna Camusso c’è anche l’ipotesi di un ricorso...

Contro il Jobs Act la Cgil rinforza le proteste. Oltre allo sciopero generale del 12 dicembre sul tavolo del segretario generale Susanna Camusso c’è anche l’ipotesi di un ricorso alla Corte di Giustizia Ue. La sentenza con cui i giudici europei hanno dichiarato illegittime le norme sui contratti a tempo determinato nella scuola, apre inaspettatamente uno spiraglio anche per un ricorso contro le norme sull'articolo 18 del Jobs Act. «Valuteremo tutte le strade perchè siamo in presenza di una manomissione violenta dello Statuto dei lavoratori», ammonisce Camusso che denuncia l'idea «culturalmente illiberale e divisiva del mercato del lavoro» che «in nome di una presunta e teorica unificazione del mercato invece lo divide ancora e soprattutto lo rende meno dignitoso», dice. Non solo. «Provvedimenti e deleghe tendono a espellere i diritti da ogni luogo di lavoro». La Fiom fa da sponda a questa protesta. «La battaglia non è conclusa. Lo scontro con il governo va avanti», scandisce il leader Maurizio Landini che ribadisce le accuse contro una «riforma che rende più facili i licenziamenti». Il Jobs act, infatti, dice ancora, «toglie diritti e non è vero che crea occupazione e che riduce la precarietà; non è vero che va verso un'estensione universale delle tutele del nostro Paese perchè se lo si collega alla legge di Stabilità si vede come non ci sia alcuna ripresa degli investimenti». A fermare la Cgil, dunque, non sarà il voto definitivo del Parlamento atteso per la prossima settimana. La partita resta tutta da giocare in attesa dei decreti di attuazione che il governo si appresta a presentare a stretto gito di posta. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha assicurato che per inizio d’anno arriveranno quelli sul contratto a tutele crescenti e quelli sulla riforma degli ammortizzatori sociali. «Vogliamo utilizzare le risorse previste dalla legge di Stabilità a favore della decontribuzione per i primi tre anni di applicazione di questo tipo di contratto», dice Poletti mentre per gli ammortizzatori sociali, su cui il governo ha messo 2,9 miliardi nel 2015, si attende l'evoluzione parlamentare della manovra.

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