combattere e denunciare

Lega, l’affondo di Salvini al congresso del Carroccio: “L’Islam politico è il cancro dell’Occidente”

Il ministro rilancia la linea identitaria e chiede ai militanti un nuovo mandato: “Non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina”

«L’Islam politico è il cancro dell’Occidente, è il tumore dell’Occidente che dobbiamo non solo combattere ma individuare e solo la Lega ha il coraggio non solo di combatterlo ma di denunciarlo». Matteo Salvini sceglie parole durissime per rilanciare la linea del partito dal palco del congresso della Lega. «Non dobbiamo cedere neanche mezzo metro quadro del nostro territorio a gente che è qua non per dialogare ma per imporci e farci fuori, questo dobbiamo averlo ben presente», aggiunge il segretario, che lega la difesa dell’identità nazionale alla contrapposizione all’Islam politico.

L’intervento si apre con i cori «Matteo, Matteo» dei militanti. Ma il primo bersaglio del leader leghista è la stampa, alla quale riserva subito un attacco: «Ho chiesto io agli organizzatori di mettere i giornalisti al piano di sotto per non inquinare militanti e delegati: la stampa non ci ha mai amati». Salvini definisce inoltre alcuni giornalisti «servi» e, tornando sulle ricostruzioni relative alle future candidature, liquida le indiscrezioni: «Ho letto che avrei stilato le liste elettorali delle politiche, queste sono tutte cazzate dei giornalisti».

Il congresso è l’occasione per chiedere direttamente alla propria comunità un nuovo mandato alla guida del partito. «Dopo un anno di dibattiti non sui temi ma sulla persona chiedo alla mia comunità se devo continuare a fare il segretario: lo chiedo a voi non sui giornali», afferma Salvini. E sottolinea: «Questa è l’unica sede dove è opportuno fare un congresso». Da qui l’appello ai militanti a concentrare il confronto all’interno della Lega: «Non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o un post su Facebook. Qui si aiuta la Lega».

Sul fronte dell’organizzazione, Salvini annuncia di aver chiesto l’istituzione di nuovi organismi interni. «Ho chiesto appositamente di istituire una segreteria politica per prendere le energie migliori per un’agenda di settimana in settimana», spiega. «Ho chiesto di istituire personalmente la consulta dei sindaci. Dobbiamo guardare al tesseramento, anche nella mia Lombardia ci sono sedi che fanno più tessere e altre meno tessere», aggiunge, indicando nel radicamento territoriale e nella partecipazione degli amministratori due punti del lavoro del partito.

In politica estera, il segretario indica nell’Ucraina uno dei temi sui quali intende impegnare la Lega nel governo. «Questo congresso, se mi risceglierete come segretario, mi darà il mandato di andare in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina», dichiara, collegando esplicitamente la conferma alla guida del partito alla linea da sostenere nell’esecutivo.

Il numero uno del Carroccio, sfidato da Massimo Garavaglia per la leadership, torna poi sulle distanze dagli alleati e dalle altre forze politiche, a partire da Matteo Renzi. «Ieri la cosa che più mi ha dato fastidio è essere accostati a Renzi: non abbiamo nulla a che fare con Renzi», dice, riferendosi all’intervento del giorno precedente di Romeo. Quindi insiste: «Da Renzi ci separa il mondo, noi con Renzi non abbiamo e non avremo mai niente a che fare e sicuramente non abbiamo né la sua arroganza, né la sua supponenza, né la sua spocchia, aggiungo con amarezza, né anche la sua dichiarazione dei redditi».

La stessa chiusura riguarda l’ipotesi di un ingresso della Lega nella famiglia dei Popolari europei. «Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei Popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!», scandisce il segretario, richiamando la partecipazione della Lega al governo guidato da Mario Draghi e ribadendo la contrarietà a nuove intese con il centrosinistra.

Tra identità, politica estera e organizzazione interna, il congresso diventa così il luogo in cui Salvini rivendica la propria linea e rimette la sua leadership al giudizio dei militanti, chiedendo loro di decidere se affidargli ancora la guida del partito.

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