Politica

Cuperlo e Orfini, volano gli stracci. L’articolo 18 li fa litigare su internet

Ancora polemiche dopo l'ok al Jobs Act

Volano stracci nel Pd. Dopo il voto sul Jobs act è un fiorire di accuse. Matteo Orfini e Gianni Cuperlo litigano a mezzo stampa. A scagliare la prima pietra è il presidente del Pd che dalle colonne del Corriere della Sera manda messaggi per niente affettuosi a chi due giorni fa si è rifiutato di dare il proprio "sì" alla riforma del lavoro. «Primedonne. Vittime di protagonismo a fini di posizionamento interno. Ma alla fine si sono auto isolati. E poi quanti sono, 30? Il 10 per cento del gruppo Pd, bel risultato: vi ricordo che contro Renzi all’inizio c'era la maggioranza dei deputati. E poi questa è tutta gente che ha ingoiato senza dar cenni di sofferenza il voto sul pareggio di bilancio in costituzione e la legge Fornero», dice Orfini al Corriere . A stretto giro la replica intrisa di amarezza da parte di Cuperlo. «Caro Matteo Orfini- gli scrive- sono impressionato dal tono e dal merito di queste frasi. Perché mi faccio qualche domanda sul retroterra che le sostiene. Tu dici "primedonne". Che ti devo rispondere? Io quelle deputate e quei deputati li conosco tutti, qualcuno da più tempo. "Primedonne"? No, solo donne e uomini con le loro convinzioni e la loro coerenza». Gianni Cuperlo chiosa anche il resto delle dichiarazioni di Orfini e gli ricorda che l’accusa di protagonismo a una parte del Pd non è degna di chi ricopre il ruolo di presidente dell’assemblea. «Che peccato, caro Matteo. Quando un capo della tua corrente è venuto a chiedermi di non ostacolare la tua nomina alla presidenza- spiega Cuperlo- non ho avuto dubbi nel dire che mi pareva un’ottima soluzione per la qualità della persona. E ti ho votato, a metà di giugno mi pare. Ti ho votato come presidente del nostro partito. Che dovrebbe essere una figura di garanzia verso tutti. Personalmente non mi sognerei mai di dire che la posizione di altre e altri, tra di noi, quando si esprime sul merito del provvedimento o di una legge risponde ad altre logiche che non siano quelle dichiarate. Mi piacerebbe che nel nostro partito questo principio fosse condiviso da tutti. Ma sarebbe giusto che a condividerlo fosse almeno il nostro presidente», dice Cuperlo. Il leader di Sinistradem incalza anche sull’espressione "questa è tutta gente che ha ingoiato…"». «Tutta gente?- si chiede - Non è "gente", Matteo. Sono parlamentari del partito che tu presiedi. Ciascuno di loro ha una biografia, risponde alla sua comunità politica e di territorio. Sul pareggio di bilancio e sulla legge Fornero abbiamo detto e scritto non poche cose. Sulla seconda, in particolare, la battaglia per chiudere la pagina vergognosa degli esodati transita di decreto in decreto per estendere la platea dei salvaguardati. Ma non è questo il punto. No, proprio non è questo il punto. Peccato, stai bene». Orfini non ci sta e controreplica: «Ieri (martedì, ndr) è successa una cosa molto grave. E per me dolorosa» scrive ricordando la decisione di alcuni parlamentari Pd di non votare il Jobs act. «Se tutti ci comportassimo come avete fatto voi - aggiunge - questo partito diventerebbe uno spazio politico, e non un soggetto politico (per citare Bersani). E non durerebbe a lungo». Orfini tiene a puntalizzare anche un’altra cosa «Io non sono "entrato in maggioranza" - sottolinea - per il semplice fatto che per me non esistono più una maggioranza e una minoranza del Pd: esiste il Pd, in cui ci sono donne e uomini liberi che si impegnano, pensano, combattono per migliorare la situazione del nostro malandato paese». «Caro Gianni - conclude Orfini - tu hai legittimamente un’idea diversa dalla mia , credi si debba costruire una forte minoranza che tiene viva la divisione congressuale. A me sembra un modo sbagliato e fragile di battersi per le proprie idee. Un modo subalterno, che rischia di obbligarti ad essere pregiudizialmente contrario e a negare la possibilità di fare sintesi».

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