Stefano Bonaccini è il nuovo presidente della Regione Emilia Romagna. Ma paradossalmente sembra essere il dato politico che meno conta nella giornata in cui si parla soltanto di astensione e del crollo di voti tanto a sinistra quanto a destra. Colpisce che al voto ci sia andato soltanto il 37,7% degli aventi diritto, la volta precendente (quando però le urne furono aperte per molte Regioni contemporaneamente) fu del 68%. Significa che rispetto al marzo del 2010 circa un milione di elettori in più ha scelto di rimanere a casa. E veniamo ai risultati. Bonaccini raggiunge in percentuale poco meno della metà dei voti, 49% per la precisione. Un dato in leggera flessione rispetto al predecessore Vasco Errani che arrivò al 52. Il Pd, nel raffronto con quattro anni e mezzo fa, migliora la sua performance passando dal 40 al 44% ma ciò che fa impressione è la perdita secca di circa 300mila voti. Ancora più da riflettere è il fatto che appena a maggio il partito guidato da Matteo Renzi aveva raggiunto il 52% e circa 1,2 milioni di voti. Oggi è sceso di 12 punti e circa 700mila voti. Se Atene piange, Sparta non ride. Così anche a destra si è verificato un autentico terremoto. Forza Italia non è andata oltre un misero 8,3% non raffrontabile con le precedenti Regionali visto che si presentò con il vessillo del Pdl (24,4%). Una riduzione tuttavia si era già verificata alle scorse Europee di maggio, quando il partito di Berlusconi si era fermato a quota 11,7%. In termini di preferenze significa esser passati da 271mila voti a circa 100mila, molto più che un dimezzamento. In questa ecatombe di scrutini, se la spassa la Lega, che ha raggiunto il 19,4%. Nel 2010 aveva di poco superato il 13%. Il risultato del Carroccio è ancora più evidente se si prendono a confronto le Europee di sei mesi fa. Allora il partito di Matteo Salvini si era fermato poco sopra il 5%, con un incremento da 116mila voti a 233mila nonostante il crollo dei votanti. Il candidato del centrodestra, Alan Fabbri, non è andato oltre il 29% circa. Una menzione a parte la merita anche il Movimento 5 Stelle che pure non è riuscito a intercettare i delusi del centrosinistra e del centrodestra che questa volta, a quanto sembra, hanno preferito esprimere il loro dissenso non recandosi alle urne. I grillini hanno raggranellato un 13,2%, sei punti percentuali in meno del 19,2 di maggio. Perché? Le analisi fioccano. Certamente su un elettorato particolarmente esigente ha influito lo scandalo dei rimborsi che ha coinvolto la legislatura uscente. Soldi pubblici utilizzati per gli scopi più vari tra cui anche l’acquisto di un sex toy. Ha influito ma fino a un certo punto. Sono infatti tre i neo consiglieri dell’Emilia-Romagna che risultano indagati nell’inchiesta sui rimborsi per i gruppi della scorsa legislatura: Antonio Mumolo, eletto nelle fila del Pd, e Galeazzo Bignami e Enrico Aimi (Fi). Erano 12 i ricandidati alle Regionali tra i 41 consiglieri che hanno ricevuto l’avviso di fine indagine inviato dalla Procura di Bologna. Ai tre neoeletti va tecnicamente aggiunto lo stesso presidente Stefano Bonaccini, anche lui ancora formalmente indagato nell’inchiesta ma la cui posizione è stata stralciata dai pm, che per lui hanno chiesto l’archiviazione al gip. Romano Prodi ha commentato: «Ai tempi del liceo il mio professore di filosofia quando qualcuno di noi si esibiva in una interrogazione insufficiente, accampando a volte scuse, usava rispondergli amabilmente con queste parole: "Mio caro, come ti fai il letto così dormi"».
Emilia, un'ecatombe per la sinistra
Bonaccini vince ma gli elettori sono solo il 37%. Renzi perde 12 punti, 700mila preferenze svanite. Pesano gli scandali sui rimborsi d'oro
