Politica

Tagli agli ospedali romani. Vincono le altre province

«Troppi ricoveri diurni, anche in day hospital». Nella Capitale accorpamenti e riconversioni

La coperta dei posti letto diventa più corta a Roma (237 in meno) per allungarsi nelle altre 4 province, con i lavori in corsia del nuovo decreto presentato ieri dal commissario Nicola Zingaretti che ridisegnano anche la toponomastica delle strutture sanitarie della Capitale, con integrazioni e accorpamenti. Sgranando il rosario dei santi ospedalieri, infatti, è il San Giovanni Addolorata a trovare più consolazioni: acquisirà il personale della Neurochirurgia del Pertini ed aprirà l’oncoematologia grazie al trasferimento dei sanitari dell’ex Oncologia del Sant’Eugenio. Ma se la struttura di Piazzale dell’Umanesimo da una parte lascia, raddoppia nell’Unità spinale unipolare, incrementando i posti letto, oltre alla creazione di un’area di Terapia intensiva dedicata al ricovero delle mielolesioni e alla riabilitazione post acuzie. Anche il Centro paraplegici di Ostia sfiorerà il raddoppio. Il policlinico di Tor Vergata fa bingo con 74 posti letto in più "donati" dalla nuova Dea. Tra le novità l’introduzione del nuovo Dipartimento Emergenza Accettazione di secondo livello nella struttura sanitaria della seconda università. Anche il policlinico del primo ateneo, l’Umberto I, si arricchirà della struttura specialistica G. Eastman, integrata strutturalmente e funzionalmente all’azienda, con il Pronto soccorso odontoiatrico all’interno dell’altro Dea di II livello. E se l’azienda ospedaliera San Filippo Neri viene trasformata in presidio della Asl Rm E, mantenendo il ruolo di Dea di I livello, il Nuovo Regina Margherita si riconvertirà in Casa della Salute. Ma nel Lazio si registra un «eccesso di ricoveri diurni», anche in day-hospital: «un numero eccessivo, specie se confrontato con le altre Regioni». Nel 2013 si sono verificati 1.947.549 accessi in Pronto soccorso, di cui 426.176 (22%) nei Dea di II livello, 958.385 (49%) nei Dea di I e 562.988 (29%) nei PS. La distribuzione per triage vede la prevalenza di codici verdi (69%) seguita dai gialli (23%), dai bianchi (5%) e dai rossi (2%). Mentre i servizi di emodinamica, per il trattamento delle patologie cardiovascolari, «oggi risultano in eccesso (23 invece di 19) rispetto al fabbisogno massimo e non sono uniformemente distribuiti a livello regionale, con particolare concentrazione nel quadrante Nord di Roma, dove sono presenti 5 strutture». Il decreto ne prevede una nuova al San Paolo di Civitavecchia, unico ospedale dell’Asl Rm F potenziato. Per l’altro, quello di Bracciano, il sindaco, Giuliano Sala, preannuncia il ricorso al Tar contro il decreto. «È un grande bluff, non è garantita la funzione di Pronto soccorso, come dice la legge. Torneremo dai giudici amministrativi, che già ci hanno dato ragione nel 2011 contro i tagli della Polverini», dice il primo cittadino braccianese (Pd). Il Padre Pio diventerà "presidio di area disagiata", come l’Angelucci di Subiaco e l’ospedale di Acquapendente. Monterotondo conserva, invece, la sede di Pronto soccorso. Ma nel Lazio c’è bisogno anche di nuove "Unità di Trattamento Neurovascolare" di primo livello: «solo un terzo sono attive, e tutte a Roma». Così, «entro giugno 2015», una di queste strutture specialistiche per il trattamento dell’ictus sarà attivata allo Spaziani di Frosinone. Nel Lazio si contano 21 Unità Operative Perinatali, ma 5 hanno «un volume inferiore a 500 parti», con un «eccessivo ricorso al parto assistito con taglio cesareo (con il 44% di interventi si colloca ai primi posti in Italia)». Sempre entro giugno a Latina sarà attivata un’Unità operativa perinatale di II livello, mentre «sarà preservata la maternità del De Lellis di Rieti».

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