Un «congelamento» record quello delle dimissioni del capogruppo in Aula Giulio Cesare, Francesco D’Ausilio «reo» di aver diffuso il sondaggio commissionato dal gruppo in cui il sindaco di Roma, Ignazio Marino, viene bocciato da 8 romani su 10. Dopo la riunione fiume dell’altro ieri in cui i 19 consiglieri comunali del Pd avevano deciso di "congelare" il mandato di D’Ausilio per dare un segnale forte e chiaro al primo cittadino per l’attuazione di quel cambio di passo (rimpasto di giunta e nuovi delegati) richiesto invano da mesi. Una notte di riflessione e ieri mattina è lo stesso D’Ausilio, ancora una volta, a spiazzare: «Ho comunicato le mie dimissioni irrevocabili, frutto di una scelta personale, e il gruppo e il segretario ne hanno preso atto. Questo gesto ha lo scopo di mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità e aprire una fase nuova: tanti romani sono insoddisfatti di questa Giunta e noi che ne siamo i principali azionisti abbiamo l'obbligo di lavorare affinché ci sia la capacità dell’amministrazione di rispondere ai problemi della città. Il rapporto con il sindaco è molto difficoltoso, e spero che il mio addio possa rimettere in moto alcuni processi». Se da una parte il capogruppo non ci sta a fare da capro espiatorio, dall’altra sarebbe stato il partito stesso a chiedere le dimissioni irrevocabili. La testa di D’Ausilio infatti per Marino sarebbe stata la conditio sine qua non per tornare al tavolo delle "trattative". E mentre in Campidoglio scatta il totonomine per la guida del gruppo (da Paris a Panecaldo fino a Ferrari e Di Biase) nel partito romano si lavora per evitare che la frattura diventi irrecuperabile. «Abbiamo deciso di convocare per la prossima settimana la direzione del partito per discutere della situazione con tutto il gruppo dirigente - ha detto il vicesegretario romano Luciano Nobili - e abbiamo chiesto al gruppo di procedere all'individuazione della figura più adatta a guidarlo in questa fase, e allo stesso tempo abbiamo condiviso una riflessione, anche alla luce dei dati emersi dal sondaggio, sul ruolo del Pd in città, su come vada ridefinita la nostra azione di fronte ad una crisi sociale che si fa sentire sempre più forte soprattutto in periferia e nelle aree più sfilacciate e problematiche. Esattamente su questo sarà centrata la nostra conferenza programmatica del 28 e 29 novembre». Una "crisi" che il partito vuole rendere meno buia possibile "pilotando" la soluzione migliore: "gestire" Marino per evitare l’abisso segnato non tanto dal sondaggio quanto da un’osservazione attenta della Capitale. Che sia una missione praticamente impossibile è una realtà ormai chiara anche a livello nazionale. "Debole" la difesa dell’eurodeputato Goffredo Bettini, ideatore della candidatura di Marino: «È tanto tempo che non mi occupo più delle questioni di Roma ma il sindaco deve essere messo nelle considizioni di lavorare,va aiutato». A crederci ancora, forse, è rimasto solo l’alleato Sel, il partito con il quale il sindaco «marziano» sembra avere molto più feeling rispetto al "suo" Pd. «Il sondaggio non ha rivelato sorprese anzi ha confermato una criticità che esige una risposta immediata - ammette il capogruppo capitolino Gianluca Peciola - al di là dei grandi temi e dei risultati importanti raggiunti serve ora la cura dell’ordinario. Un passo che giunta e consiglio devono compiere insieme uscendo dal palazzo e andando nelle periferie».
Il Pd si arrende e «cede» la testa del capogruppo
