Politica

Dossier Metro C: «È irrazionale e antieconomica»

La Corte dei Conti mette nero su bianco le scelte tecniche e progettuali da bocciare

Dal museo archeologico che diventa centro commerciale, ai treni con guida computerizzata che viaggiano su binario unico. Sono diverse le «scelte tecniche e progettuali», adottate per la costruzione della linea C della metropolitana di Roma, che la Procura della Corte dei Conti del Lazio definisce «irrazionali, non conformi alle pratiche costruttive, oltre che antieconomiche». Scelte che rischiano di rendere la nuova metro lenta e non sicura per i passeggeri. «Da un lato si è optato per la tecnologia più estrema, con la scelta di treni senza guidatore, dall'altro lato viene realizzata la rete ferroviaria su un solo binario nella tratta Centocelle-Lodi», è l'incongruenza contestata dal Procuratore regionale Raffaele De Dominicis ai cda di Roma Metropolitane srl (stazione appaltante) e del consorzio Metro C scpa (general contractor) in carica nel 2010. Il danno erariale, pari a 363.722.828 euro, è dovuto agli incrementi di spesa, che «appaiano frutto di manipolazioni contabili e scriteriate sovrapposizioni di costi». Un altro dei punti critici è rappresentato dalle croci di scambio tra i due binari: «Rendono veloce e sicuro il transito dei convogli - dice l'atto del pm contabile - eppure risulta spostata la croce di scambio da prima a dopo San Giovanni e ciò sarebbe stato deciso "al buio", allorché non risultava ancora progettata la tratta T3 (da San Giovanni al Colosseo, ndr). Fino a quando non verrà realizzata, i tempi tra Lodi e Malatesta si allungheranno con attese di almeno 7/8 minuti (ma anche 12), visto che allo stato si dovrebbe procedere su un solo binario». Anche l'ex assessore capitolino al Bilancio Daniela Morgante, con nota del 2 dicembre 2013, aveva informato la Ragioneria generale delle ricadute, sotto il profilo della sicurezza, della cosiddetta «marcia illegale»: «un cadenzamento così lungo potrebbe cagionare fenomeni di sovraffollamento delle vetture, delle stazioni e delle banchine». Inoltre, spiega la Procura contabile «si dovrà abdicare all'allestimento del museo archeologico nei sotterranei della stazione Colosseo optando, invece, per un redditizio centro commerciale». Con la delibera Cipe del 22 luglio 2010, infatti, è stata concordata una variante al progetto che ha stralciato le «opere integrative e compensative» pensate per quella che doveva essere la «metropolitana archeologica», comportando un aumento di costo della tratta T3 da 459 a 792 milioni, a fronte dell'esclusione del tratto da Colosseo a piazza Venezia. Secondo la magistratura contabile con le 45 varianti in corso d'opera, Roma Metropolitane «ha abusato dei suoi poteri, in accordo con i costruttori del consorzio Metro C e senza informare gli organi comunali».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.