Ok, forse non era una cena "elegante". Visto che, scrivono i giudici, è stata "acquisita prova certa dell'esercizio di attività prostitutiva ad Arcore in occasione delle serate cui partecipò Karima El Mahroug". Mentre "pienamente confermato è il meccanismo retributivo delle ragazze partecipanti. Non vi erano elargizioni a tutte e in egual misura, ma a discrezione del padrone di casa: ciò che per altro, innescava la competizione e la rivalità tra le giovani, al fine di accaparrarsi una posizione migliore nella scala di gradimento di Berlusconi e a trarne maggior vantaggio economico". Ma questo ai fini del processo conta poco, perché le accuse a carico di Silvio Berlusconi sono altre. E la Corte d'Appello di Milano ha già deciso lo scorso luglio che il Cavaliere è innocente. Stamattina sono state depositare le motivazione della sentenza con cui i giudici hanno assolto l'ex premier dalle accuse di concussione e prostituzione minorile. Due gli elementi chiave: "Non è provato che Silvio Berlusconi conoscesse la vera età di Ruby". "La Corte non dubita - si legge nelle motivazioni di oltre 300 pagine - e anzi, ritiene pienamente provato che Silvio Berlusconi fosse a conoscenza della minore età di Ruby la sera del 27 maggio 2010, allorché telefonò al dottor Ostuni. Al più tardi nel corso di quella stessa serata, quando in seguito all'accompagnamento della minore in Questura si scatenò il tam tam di telefonate tra Pasquino, Da Conceicao, Loddo e Minetti, l'imputato fu messo a parte delle reali generalità anagrafiche di Ruby e che proprio per tale ragione (o anche per tale ragione) egli si indusse a telefonare al dottor Ostuni. Ciò tuttavia non è provato che egli conoscesse la vera età della ragazza già in precedenza, in occasione delle serate di cui all'imputazione". Quanto invece alla telefonta fatta in Questura i giudici ritengono che "accelerò le pratiche, ma non ebbe l'effetto di costringere i poliziotti a consegnare la minorenne marocchina all'allora consigliera regionale". "Quel che non risulta provato - sottolinea il documento - è che i funzionari di polizia siano stati costretti all'accelerazione nelle procedure e all'affidamento di Ruby alla Minetti dalla minaccia di un male ingiusto implicitamente ravvisabile nell'intervento di Berlusconi e non invece soltanto indotti a farlo, per effetto di un meccanismo innescato dalla telefonata del presidente del Consiglio e successivamente avvitatosi a spirale, attorno alla dottoressa Iafrate, per effetto delle insistenze del dottor Ostuni". Il tono della telefonata del Cavaliere infatti, "è semplicemente rivelatore del personale, concreto interesse di Berlusconi all'affidamento di Ruby alla Minetti e consente di individuare nella sua segnalazione una sostanziale 'richiesta': definirla 'ordine' non basta a trasformarla in una prevaricazione costrittiva rilevante penalmente, mancando la prova che richiesta o ordine fossero assistiti da una minaccia".
"Berlusconi non conosceva l'età di Ruby"
Depositate le motiviazioni della sentenza con cui la Corte d'Appello ha assolto l'ex premier: "Non c'era minaccia nella sua telefonata in Questura"
